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	<title>Il metablog di Pietro Lo Conte</title>
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	<description>Ancora un altro blog? Ma non se ne può più!</description>
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		<title>Il metablog di Pietro Lo Conte</title>
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		<title>Israele: un viaggio, alcune riflessioni</title>
		<link>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/11/21/israele-un-viaggio-alcune-riflessioni/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 19:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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da pietroloconte.it
Raccontare Israele e come fare un riassunto delle puntate precedenti, un ripercorrere all’indietro tutte le tappe della nostra storia, della nostra cultura, della nostra civiltà. In ogni istante del viaggio ci tornano in mente esperienze, conoscenze recondite della nostra vita, immagini conservate nei cassetti dei nostri ricordi e che affiorano prepotentemente all’improvviso come un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=188&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="margin:5px;" src="http://www.pietroloconte.it/foto/israele%202-6%20nov%202009/slides/IMG_6826.JPG" alt="" width="300" /></p>
<p style="text-align:justify;"><em><a href="http://newsite.pietroloconte.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=79:israele-un-viaggio-alcune-riflessioni&amp;catid=37:quotidianita">da pietroloconte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">Raccontare Israele e come fare un riassunto delle puntate precedenti, un ripercorrere all’indietro tutte le tappe della nostra storia, della nostra cultura, della nostra civiltà. In ogni istante del viaggio ci tornano in mente esperienze, conoscenze recondite della nostra vita, immagini conservate nei cassetti dei nostri ricordi e che affiorano prepotentemente all’improvviso come un film rivisto e rivissuto mille volte.</p>
<p style="text-align:justify;">Per chi crede, non importa quale nome possa avere il proprio Dio, è “il” luogo sacro per eccellenza, la terra che ha consentito all’uomo di entrare in contatto fisico con la propria divinità. Per chi non crede è comunque un’esperienza unica, una tentazione, una sensazione che segna dentro, in qualche modo, indelebilmente.</p>
<p style="text-align:justify;">Israele è l’apoteosi delle contraddizioni, l’esempio più lampante di quanto l’uomo possa essere stato (e sia ancora) assolutamente irrazionale e intollerante, nei rapporti con i propri simili, nell’assurda altalenanza della sua “breve” storia.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ la terra dove il tempo si è fermato, dove certi valori sono ancora incredibilmente forti e radicati nella gente, oggi esattamente come 2000 o 3000 anni fa.</p>
<p style="text-align:justify;">Israele, la Palestina, tutto il Medio Oriente: sono i luoghi in cui la gente afferma la propria essenza ogni giorno, dove ci si riconosce e si manifesta la propria identità già nel modo di vestire, di parlare, di scrivere, di mangiare, di pregare in ogni istante della giornata, anche se questo potrebbe, in qualche modo, mettere a rischio perfino la  propria esistenza.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ Mediterraneo in tutta la sua franchezza, nei suoi tipici colori, nei suoni, nei profumi, nei sapori. E’ una terra antica e modernissima allo stesso tempo, dove la storia ha dovuto combattere a denti stretti per poter testimoniare un passato spesso cancellato dal susseguirsi delle dominazioni. Ebrei, musulmani, cristiani, ortodossi si sono alternati al tavolo del potere, cercando invano, ogni volta, di annientare anche il ricordo di chi li aveva preceduti. E il risultato oggi è quello che si vive ogni giorno entrando a Gerusalemme: una grande Babele, quello che tutti considerano il centro dell’Universo, conteso da tutte le civiltà ed in cui confluiscono tutte le fedi, religiose e politiche.</p>
<p style="text-align:justify;">Non entro nel merito di chi ha torto o ha ragione, di chi si comporta &#8220;oggi&#8221; da persecutore o da perseguitato, ma basta fare un giro tra le strade millenarie che collegano Haifa a Tel Aviv, Tiberiade a Gerusalemme, per capire che non esiste un oggi e un ieri, il tempo qui sembra si sia fermato e le vicende continuano ad accadere sovrapponendosi e complicandosi in mille mondi paralleli. Cause ed effetti si sono intrecciati al punto che non siamo più in grado di giudicare il comportamento di nessuno.</p>
<p style="text-align:justify;">Allora ognuno ha il diritto di guardare ad Israele soltanto con i propri occhi, possibilmente con l&#8217;apertura mentale di dover accettare che le proprie convinzioni più intime e segrete possano essere sbeffeggiate e violentate da chi accanto a noi la pensa diversamente.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; vero, il timore di trovarsi di fronte ad incidenti, prima del viaggio, c&#8217;era, ma si è completamente dissolto appena messo piede in questa terra di confine. Dopo le poche ore passate ad osservare ebrei e musulmani, israeliani e palestinesi che convivono a stretto contatto, con ruoli diversi, negli stessi luoghi fisici, ma lontani anni luce per come concepiscono la loro esistenza, siamo sommersi dallo stupore, da una incredulità totale, nel constatare che in fondo la convivenza è molto più tranquilla di quanto si potesse immaginare.</p>
<p style="text-align:justify;">Ovunque, soprattutto nelle zone d&#8217;entroterra, lungo le superstrade che collegano le città più importanti, capita di osservare una distribuzione a macchia di leopardo di centri abitati dalle caratteristiche diametralmente opposte. Sulla sinistra un paese in bianco e nero, palesemente arretrato, diroccato, case bianche, basse, senza tetto, rifinite per quanto appena necessario, povere ed essenziali, sovrastate da un severo minareto. Sulla destra, separato soltanto dalla strada che percorriamo, un paese moderno,  pulito, coloratissimo, con deliziose villette a schiera all&#8217;americana, tantissimo verde e tetti spioventi rossi fiammanti. Differenze che altrove di riscontrano soltanto dopo  centinaia o migliaia di chilometri di cammino, qui si evidenziano a distanza di pochi metri.</p>
<p style="text-align:justify;">Cosa dire di più? Per i nostri occhi di cristiani/cattolici romani questa resta la Terra Santa, il luogo che ha avuto la Grazia di essere calpestato dai piedi del Nostro Signore, il terreno che si è intriso del Suo sangue, le pietre che hanno ascoltato la Sua Parola. Sono sensazioni indescrivibili quelle che abbiamo provato in Galilea, ai piedi delle alture del Golan, sfiorando le rocce del Monte delle Beatitudini, l&#8217;acqua del Mare di Galilea, quella su cui Gesù ha vissuto e si è rivelato al mondo con i suoi prodigi e le sue parabole, dove incontrò gli Apostoli e dove tornò dopo la Risurrezione. La Galilea è la Sua terra, la Nostra terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Una sensazione nettamente diversa, invece, si prova a Gerusalemme. Crocevia del mondo, è il luogo dove tutti si affannano a dimostrare di avere l&#8217;esclusiva sulla storia e sulle tradizioni, sul corpo e sull&#8217;anima. I luoghi in cui Gesù ha sofferto la sua passione e morte, sono distrattamente contrastati, offuscati, dalla presenza soffocante degli altri, degli ebrei, dei musulmani, delle mille divisioni intestine della stessa tradizione cristiana. Allora ci si trova sbattuti da un vicolo all&#8217;altro, da una chiesa ad una sinagoga, da una moschea ad un mausoleo ortodosso senza soluzione di continuità, in una inebriante indigestione di sapori, colori, suoni e profumi.</p>
<p style="text-align:justify;">Camminando tra gli stretti vicoli della Città Vecchia, sembra all&#8217;improvviso di trovarsi a bordo di in una macchina del tempo e dello spazio. Ci si trova contemporaneamente nella Gerusalemme intatta di 2000 anni fa, costruita dalle stesse pietre che videro cadere Gesù sotto il peso della Croce ed in quella tecnologica dei grattacieli, dei telefonini e delle auto di grossa cilindrata. Se su un marciapiede capita di incontrare un gruppo di sfacciate turiste americane in T-shirt, minigonne e infradito, sullo stesso marciapiede, qualche metro più in là, ci si imbatte in lunghi abiti neri che lasciano scoperti soltanto dei magnifici occhi color nocciola. In un vicolo capita di vedere una lunga fila di bugigattoli stracolmi di stoffe, di spezie e di improbabili souvenir made in Cina, girato l&#8217;angolo ci si trova in una elegante via di negozi ebrei, di gioiellerie e di ricchi quadri autentici. Il quartiere cristiano, invece, è qualcosa di intermedio, che guarda in tutte e tre le direzioni, rinunciando spesso alla propria identità, in nome del Dio denaro.</p>
<p style="text-align:justify;">Così dal vivo si capiscono molte cose, molti discorsi che fece Gesù tanti secoli fa, ma sempre così attuali. Capisco quanto si arrabbiò quando vide il Tempio invaso dagli ambulanti, quello stesso tempio che oggi, dopo mille distruzioni, è diventato una immensa Moschea. E&#8217; uno dei tantissimi paradossi di Gerusalemme, infatti proprio uno dei muri che circondano quella moschea è il Muro del Pianto, dove vengono a pregare tutti gli ebrei col capo coperto. Altro paradosso è quello del Monte Sion, il luogo che gli ebrei considerano l&#8217;origine della loro civiltà, dove è conservata la Tomba del Re Davide, stesso edificio in cui, secondo la tradizione cristiana, Gesù, discendente di Davide, tenne la sua Ultima Cena.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho visto Israele con gli occhi di un cristiano, anche se non sono stato un classico pellegrino. Ho visto Israele con gli occhi di un discendente dell&#8217;Antica Roma che un tempo dominava questi luoghi e che costruì città splendide come Cesarea, sul litorale tra Tel Aviv e Haifa o di uno di quei Crociati che non furono molto dolci con i Saraceni. Ho anche avuto orecchie per ascoltare la versione degli ebrei, primi e ultimi in questa terra così contesa.  Ho capito quali possono essere i sentimenti che molti ebrei nutrono per il loro nemico ancestrale, quello che si identifica storicamente nei cultori dell&#8217;Islam. Purtroppo, invece, non ho avuto la possibilità di ascoltare la voce dei musulmani, soprattutto dei palestinesi. Ho soltanto visto i loro occhi stanchi, nei quartieri periferici di Gerusalemme, come quelli che si estendono sul Monte degli Ulivi, quartieri solo per uomini e bambini maschi, dove le donne rimangono chiuse nell&#8217;ignoranza delle loro pareti domestiche. Troppo poco per capire, troppo poco che comprendere la loro situazione di stranieri &#8220;tollerati&#8221; in quella che considerano giustamente la loro terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la parola &#8220;giustizia&#8221;, da queste parti, assume una dimensione non più misurabile, che cambia forma e lunghezza a seconda degli occhi che la osservano e della lingua che la descrive. Troppo difficile per essere compresa.</p>
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		<title>Traffico</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 21:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>

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		<description><![CDATA[
da pietroloconte.it
Che vergogna! Sono quasi tre mesi che non aggiorno più il mio sito. Eppure sono ancora tanti i nostri affezionati lettori che continuano ad affacciarsi a questa piccola finestra sulla nostra vita familiare con frequenza quasi quotidiana.
La vita romana è tanto diversa da quella americana e soprattutto da quella di Huntsville. Le giornate si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=185&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="margin:5px;" title="Traffico" src="http://newsite.pietroloconte.it/images/stories/traffico%20veicolare.jpg" alt="" width="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">da <a href="http://newsite.pietroloconte.it">pietroloconte.it</a></p>
<p style="text-align:justify;">Che vergogna! Sono quasi tre mesi che non aggiorno più il mio sito. Eppure sono ancora tanti i nostri affezionati lettori che continuano ad affacciarsi a questa piccola finestra sulla nostra vita familiare con frequenza quasi quotidiana.</p>
<p style="text-align:justify;">La vita romana è tanto diversa da quella americana e soprattutto da quella di Huntsville. Le giornate si sono improvvisamente ristrette. Il tempo libero si è completamente dissolto. Corriamo dalla mattina presto, cercando di anticipare sul tempo gli altri milioni di romani che ogni giorno si riversano sulle strade in direzione centro e viceversa rimaniamo inesorabilmente bloccati la sera quando tentiamo di tornare a casa. Una cena veloce e subito a letto per un&#8217;altra giornata&#8230; di corsa.</p>
<p style="text-align:justify;">I fine settimana sono già prenotati. Fare la spesa (incolonnandoci nelle solite file per il parcheggio e per pagare alla cassa), andare a trovare i nonni (sia quelli di Roma che quelli di Cerignola), fare i soliti lavori in casa che si accumulano da mesi. Così il tempo vola e non c&#8217;è più la possibilità di fermarsi a riflettere, a pensare al nostro presente, ad organizzarci per il futuro.</p>
<p style="text-align:justify;">Non neghiamo di nutrire una certa invidia per i nostri amici che sono rimasti ad Huntsville. Era una vita sicuramente più serena, più tranquilla, in cui avevamo il tempo di pensare, di dedicare qualche ora di ogni giorno, semplicemente a noi stessi.</p>
<p style="text-align:justify;">Un esempio di quanto tempo perdiamo inutilmente, soprattutto quando vogliamo fare qualcosa di diverso, di piacevole. Lo scorso fine settimana siamo andati a trovare i nonni a Cerignola. Siamo partiti presto, come sempre il venerdì, non appena Francesca è uscita da scuola, verso le 14.30. Premetto che io avevo già sopportato quasi due ore di traffico (quando di solito basta mezz&#8217;ora), dall&#8217;ufficio fino a casa, per una manifestazione che aveva bloccato il centro di Roma e soprattutto la zona di San Giovanni. Ad ogni modo, la nostra prima ora di viaggio è stata tranquilla. Traffico sostenuto ma stranamente più leggero del solito, probabilmente, abbiamo pensato, molti avranno deciso di spostarsi nel prossimo weekend, quello dei &#8220;morti&#8221;. Era ancora molto forte in noi il ricordo di un drammatico &#8220;ponte dei morti&#8221; di qualche anno fa. E invece il dramma si stava realizzando sotto i nostri occhi.</p>
<p style="text-align:justify;">Passiamo l&#8217;uscita di &#8220;Anagni &#8211; Fiuggi&#8221; e un cartellone luminoso ci avvisa di &#8220;lavori&#8221; a breve distanza. Vedo che comincia a formarsi una coda e penso: ci sono i lavori, è normale che ci sia una coda, ma a occhio non sembra molto lunga, perderemo una decina di minuti, pazienza. La coda si ferma completamente e, strano, vedo che tutti i passeggeri delle auto davanti alla nostra, scendono e cominciano a passeggiare. Sembra una scena da film. Uno di quelli catastrofici, in cui tutti impazziscono improvvisamente per un morbo letale.</p>
<p style="text-align:justify;">Scendo anch&#8217;io dalla macchina per capire. Crica 500 metri più avanti c&#8217;è un muro di persone con striscioni e bandiere che hanno completamente occupato entrambe le carreggiate. Si sentono chiaramente voci sconnesse agli altoparlanti. Ci guardiamo in faccia con i nostri compagni di sventura, a destra un camionista, a sinistra un pulmino carico di muratori sulla strada di casa. Si tratta di una manifestazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Comincio ad essere un po&#8217; impaziente. Che significa manifestazione? Quanto durerà? Finirà presto o dovremo passare la notte sull&#8217;asfalto tra Anagni e Frosinone?. La radio ci informa subito. Si tratta di un gruppo di operai, circa 700, che sono stati messi in mobilità, con altri 500, e che pretendono di attirare l&#8217;attenzione su 1200 drammi familiari. E&#8217; una fabbrica nota. Tutti coloro che hanno anche soltanto una volta percorso l&#8217;autostrada Roma-Napoli hanno potuto notare la fabbrica di tubi catodici, che ha cambiato nome tante volte ma che ha portato tanti posti di lavoro in zona. Ora però i televisori che compriamo sono quelli ultrapiatti, a cristalli liquidi  o al plasma, e i tubi catodici non servono più a nessuno.</p>
<p style="text-align:justify;">Solidarietà senz&#8217;altro, ma con noi ci sono bambini (fortunatamente Francesca si è addormentata) e persone anziane. Il tempo passa. C&#8217;è chi si innervosisce, ma la maggior parte della gente in attesa è serena, sembra abituata a buttare via ore della propria vita, inutilmente. Qualcuno, soprattutto i ragazzi, quasi tutti muratori e molti sono stranieri, improvvisano scenette divertenti con la complicità di qualche telefonino che li riprende. Simulano un servizio di &#8220;Striscia la notizia&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">E il tempo passa. Non sembra ci sia soluzione a breve termine. A occhio nudo riusciamo a scorgere, dietro di noi, l&#8217;uscita di &#8220;Anagni&#8221;, completamente intasata dal traffico proveniente da Roma e forzato ad uscire verso la Casilina. Ma sono tutti fermi. Una colonna di almeno 20 km di auto completamente inermi, sono tutti bloccati. Come, appunto, in un maledetto film di fantascienza. Proviamo a girarci su noi stessi, con l&#8217;approvazione della stradale, cercando di uscire con gli altri ad Anagni. Ma restiamo fermi. Chi soffre di claustrofobia in questi casi morirebbe. Non possiamo andare avanti, non possiamo optare per soluzioni alternative e non possiamo neanche tornare a casa.</p>
<p style="text-align:justify;">All&#8217;improvviso scorgo un&#8217;auto muoversi sulla carreggiata opposta, poi un&#8217;altra e un&#8217;altra ancora. Evviva! Abbiamo pensato. Probabilmente si è aperto un varco tra i manifestanti e le auto dirette a nord, verso Roma, sono state liberate. Forse anche la nostra carreggiata è libera. Allora ci giriamo nuovamente e ripuntiamo verso sud. In effetti si cammina, mentre andiamo verso sud (a velocità estremamente ridotta) continuiamo a vedere auto che sfrecciano verso nord. E&#8217; fatta. Anzi no. Non ci siamo resi conto che le auto che si muovevano e che andavano verso nord eravamo noi stessi. Era la nostra fila che aveva ottenuto un varco tra le due carreggiate e che stava facendo inversione (sempre autorizzata dalla stradale, naturalmente). Così, finalmente, siamo riusciti ad uscire dal quel girone maledetto dell&#8217;inferno che sembrava averci divorato tra le fiamme eterne.</p>
<p style="text-align:justify;">In mezz&#8217;ora eravamo nuovamente a Roma, Due ore della nostra vita erano state definitivamente buttate nella spazzatura. Da Roma è stato semplice puntare verso l&#8217;Abruzzo, verso Pescara e raggiungere la Puglia alle 20.30, 6 ore dopo la nostra partenza dalla scuola di Francesca (8 ore dal mio ufficio).</p>
<p style="text-align:justify;">Un percorso che normalmente viene coperto in 3 ore e mezza, massimo 4 ore, è stato necessario doppio del tempo. E siamo stati fortunati! Chi è partito soltanto 10-20 minuti dopo di noi da Roma, si è fatto la bellezza di 30 km di coda ed è arrivato in Puglia dopo la mezzanotte!</p>
<p style="text-align:justify;">Povera Italia!</p>
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		<title>Buon compleanno!</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 07:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>

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		<description><![CDATA[
da pietroloconte.it
Cara Gianna,
gli anelli hanno sempre avuto un grande significato. Sono dei riconoscimenti speciali, per donne “speciali”, come te.
Questo anello di significati ne ha tanti, forse troppi, racchiusi in un “solo” prezioso, ma voglio cogliere l’occasione del tuo 40° compleanno per elencartene qualcuno.  
Il primo è quello classico del “Trilogy”: passato, presente e futuro. Ti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=182&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-180" title="anellotrilogy2" src="http://pietroloconte.files.wordpress.com/2009/08/anellotrilogy2.jpg?w=243&#038;h=205" alt="anellotrilogy2" width="243" height="205" /></p>
<p><em>da <a href="http://newsite.pietroloconte.it/">pietroloconte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">Cara Gianna,<br />
gli anelli hanno sempre avuto un grande significato. Sono dei riconoscimenti speciali, per donne “speciali”, come te.<br />
Questo anello di significati ne ha tanti, forse troppi, racchiusi in un “solo” prezioso, ma voglio cogliere l’occasione del tuo 40° compleanno per elencartene qualcuno.  <br />
Il primo è quello classico del “Trilogy”: passato, presente e futuro. Ti ho amata, ti amo oggi e ti amerò per sempre.<br />
Ma a questo significato, che è giusto, per nulla scontato e che, anzi, sottoscriverei un milione di volte, vorrei aggiungerne un altro più personale.<br />
Il primo diamante rappresenta Francesca, colei che da un lustro illumina la nostra vita, è lei il tuo (nostro) immenso capolavoro.<br />
Il secondo rappresenta me e la nostra unione. Sono già passati 2 lustri da quando decidemmo, una mattina d’agosto, di cominciare a guardare al nostro futuro, nella stessa direzione.<br />
Il terzo sei tu, che oggi raggiungi, non un traguardo, ma un passaggio importante della vita di una persona, il raggiungimento della piena maturità, fisica, psichica e intellettiva, la perfetta armonia tra cuore e cervello, forza e saggezza, coronati dalla generosità e dall’entusiasmo che ti contraddistinguono e che spero manterrai inalterati per almeno altri 100 anni!                          <br />
AUGURI!</p>
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		<title>Punti di vista</title>
		<link>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/08/06/punti-di-vista/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 07:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da pietroloconte.it
Quest’anno, per esigenze legate ad impegni di lavoro e cure termali di Francesca, abbiamo deciso di spezzare le ferie in due tronconi, due settimane a fine luglio e altre due settimane tra fine agosto e primi di settembre. Visto che l’indigestione di “estero” non è ancora passata ed io devo comunque fare parecchi viaggi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=172&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" src="http://newsite.pietroloconte.it/images/stories/img_5856ter.jpg" alt="" width="259" height="194" /></p>
<p><em>Da <a href="http://newsite.pietroloconte.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=76:punti-di-vista&amp;catid=37">pietroloconte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">Quest’anno, per esigenze legate ad impegni di lavoro e cure termali di Francesca, abbiamo deciso di spezzare le ferie in due tronconi, due settimane a fine luglio e altre due settimane tra fine agosto e primi di settembre. Visto che l’indigestione di “estero” non è ancora passata ed io devo comunque fare parecchi viaggi di lavoro nel prossimo autunno, abbiamo deciso di approfondire la nostra conoscenza delle bellezze italiche.<br />
Dopo settimane di consultazioni (amici, parenti, internet) siamo giunti alla decisione di vedere un angolo del nostro paese per noi tre ancora inesplorato: l’isola d’Elba.<br />
Le recensioni erano tutte positive, c’è gente che se n’è innamorata a prima vista e che ci torna ogni anno. C’è chi addirittura la preferisce rispetto ad altri luoghi incantevoli nostrani, come la Sardegna. Insomma la curiosità era troppa ed abbiamo prenotato. Naturalmente, non conoscendo il posto, nella scelta dell’hotel sono andato un po’ a caso, cercando di trovare su internet qualcosa che fosse comodo ed economico. Tramite il sito Expedia.it ho trovato l’Hotel Rio a Rio Marina, in pieno centro cittadino a pochi metri dal porticciolo in cui si sbarca con il traghetto provenendo da Piombino. L’altro porto, più grande, si trova a Portoferraio, ma il percorso è un po’ più lungo. Per Rio Marina sono sufficienti 40 minuti per trovarsi in un nuovo mondo.<br />
In effetti la cittadina è piacevole. Malgrado abbia un porto abbastanza frequentato, è sufficientemente piccola da aver conservato la tranquillità tipica dei villaggi di pescatori, anzi, vista la sua storia, si tratta di un villaggio di minatori. I ristoranti della zona sono di ottimo livello a prezzi ragionevoli, forse leggermente più cari della media dei ristoranti della Sardegna (esclusa naturalmente la Costa Smeralda) ma più convenienti rispetto ad altri posti di villeggiatura italiani.<br />
La mia intenzione, durante la pianificazione della vacanza, era di fare come al solito, ogni giorno una spiaggia diversa, anzi, se possibile, cambiare spiaggia anche dal mattino al pomeriggio, in modo da avere una quadro più completo dell’isola, spiagge, insenature, scogli, panorami mozzafiato e servizi offerti.<br />
Nella realtà, invece, non avevo fatto i conti con un fattore determinante che non c’era nelle mie vacanze in passato: Francesca. Ormai è lei il fulcro di tutte le nostre attività e una cosa è bella o brutta solo se a lei piace o meno. Così spiagge isolate, incantevoli, un po’ selvagge, con acque splendide e trasparentissime, sono diventate in pochi secondi brutte, scomode, sporche, assolutamente non divertenti. Chi mai ha detto che il bello è oggettivo? Dove c’era sabbia non andava bene perché magari c’era qualche alga secca che si attaccava ai piedini, dove c’era la ghiaia non andava bene perché le pietre le pungevano i piedini, dove c’erano gli scogli assolutamente da evitare perché scivolosi… insomma quello che aveva in mente Francesca era una piscina!<br />
Dopo un paio di giorni a scartare spiagge incantevoli (Ortano, Pareti, Innamorata) ma non gradite, abbiamo trovato un giusto compromesso: la spiaggia di Lacona, una piscina naturale con sabbia finissima per almeno 1 km e almeno 500 metri verso il largo di acqua trasparente alta non più di 50 cm. Peccato che fosse più frequentata dei Lidi di Rimini a ferragosto, ma per la nostra Principessa era ottima perché così ha potuto fare amicizia con tanti nuovi amichetti.<br />
Questione di punti di vista!</p>
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		<title>&#8230; e siamo a 5!</title>
		<link>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/07/09/e-siamo-a-5/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 10:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>

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da pietroloconte.it
La nostra Principessa oggi compie il suo primo lustro! In questi casi si rischia  sempre di dire cose banali come &#8220;Incredibile come passa il tempo!&#8221; oppure  &#8220;Sembra ieri quando ho ascoltato il suo primo vagito&#8221;, e non voglio tediare chi  mi legge con amarcord strappalacrime, ma qualcosa su di lei ho [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=170&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignright" style="margin:1px;" title="francesca ha 5 anni" src="http://newsite.pietroloconte.it/images/stories/francy5.jpg" alt="" width="192" height="244" /></p>
<p style="text-align:justify;"><em>da <a href="http://newsite.pietroloconte.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=75:-e-siamo-a-5&amp;catid=37:quotidianita">pietroloconte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">La nostra Principessa oggi compie il suo primo lustro! In questi casi si rischia  sempre di dire cose banali come &#8220;Incredibile come passa il tempo!&#8221; oppure  &#8220;Sembra ieri quando ho ascoltato il suo primo vagito&#8221;, e non voglio tediare chi  mi legge con amarcord strappalacrime, ma qualcosa su di lei ho voglia di dirla  comunque.<br />
Francesca è una forza della natura. La mia esperienza di genitore,  naturalmente, è limitata a lei, per cui non ho altri riferimenti, ma  l&#8217;impressione che ho, e che mi è stata confermata dalle sue insegnanti alla  scuola materna, è che sia molto più matura della sua età. Le capita di fare  ragionamenti da adolescente (a volte anche un po&#8217; viziata), ha le idee molto  chiare su tanti aspetti della vita di cui io stesso, quando avevo il doppio  della sua età, neanche sospettavo l&#8217;esistenza. Non c&#8217;è dubbio che sia femmina,  nel corpo e negli atteggiamenti, nello spirito e nella mente. Come tutte le  donne è una formidabile osservatrice, ha una cura dei dettagli da far invidia ad  un adulto, è pignola e perfezionista. E&#8217; una bambina molto sensibile, riflessiva  ma anche piena di gioia di vivere, allegra, spontanea e solare. Uno dei suoi  pregi che apprezziamo maggiormente è il fatto che non è per nulla musona,  malgrado la sua giovane età sa affrontare le difficoltà quotidiane con  ragionevolezza ed entusiasmo. Se chiede qualcosa e non è possibile ottenerla, si  accontenta, capisce e si adegua, non fa, come molti bambini della sua età,  sceneggiate e piagnistei che durano ore. Le basta uno sguardo, una parola e lei  capisce al volo. Ha subito capito, da quando aveva pochi mesi di vita, che per  ottenere qualcosa occorre diplomazia e &#8220;savoir faire&#8221;. Sarà per questo motivo  che non ci ha mai costretti ad usare le maniere forti, non è mai stato  necessario uno schiaffo per spiegarle le regole di comportamento. E&#8217; furba.  Capisce al volo quando e come chiedere qualcosa, mettere in mostra le sue doti,  accattivarsi la simpatia di chiunque. Si fa amare istantaneamente. E noi ne  siamo perdutamente innamorati&#8230;</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroloconte.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroloconte.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroloconte.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroloconte.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroloconte.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroloconte.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroloconte.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroloconte.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroloconte.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroloconte.wordpress.com/170/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=170&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Paese che vai… febbre suina che trovi</title>
		<link>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/06/23/paese-che-vai%e2%80%a6-febbre-suina-che-trovi/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 20:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[
da pietroloconte.it
Un paio di settimane fa mi è capitato di recarmi, per lavoro, presso uno dei noti luoghi a rischio, per gli aspetti collegati al virus della “febbre suina”.
Sono stato in Texas e New Mexico lungo la lunghissima linea di confine con il Messico. Naturalmente le probabilità di contrarre la malattia erano estremamente remote ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=162&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-161" title="febbre suina" src="http://pietroloconte.files.wordpress.com/2009/06/swine-flu1.jpg?w=289&#038;h=246" alt="febbre suina" width="289" height="246" /></p>
<p style="text-align:justify;">da <em><a href="http://newsite.pietroloconte.it/">pietroloconte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">Un paio di settimane fa mi è capitato di recarmi, per lavoro, presso uno dei noti luoghi a rischio, per gli aspetti collegati al virus della “febbre suina”.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono stato in Texas e New Mexico lungo la lunghissima linea di confine con il Messico. Naturalmente le probabilità di contrarre la malattia erano estremamente remote ma non completamente nulle. Considerando che il primo focolaio è nato proprio in Messico e che tutti gli Italiani contagiati finora lo hanno contratto negli Stati Uniti, non posso negare che qualche timore alla vigilia c’era.</p>
<p style="text-align:justify;">Contatti con i locali non ne ho avuti a parte qualche commesso di negozio o cameriere di ristorante, ma il rischio maggiore erano i contatti forzati durante gli spostamenti in aereo. Quando si è in volo non si può scegliere il campagno di sedile e l’aria che si respira è in comune con altri 200 o 300 sconosciuti.</p>
<p style="text-align:justify;">A dire la verità, durante la mia permanenza negli States, raramente mi sono imbattuto nelle procedure per evitare il contagio. Inoltre, aspetto che in parte rassicurava me, ma sicuramente non chi mi stava accanto, era il fatto che già prima di partire avevo una noiosissima tosse, ormai cronica.</p>
<p style="text-align:justify;">Durante il viaggio di ritorno, nella tratta da Dallas a Madrid, siamo stati avvisati che il governo spagnolo non avrebbe fatto sbarcare nessuno dal nostro aereo senza aver raccolto preventivamente i nostri dati e i nostri recapiti. Un vero e proprio picchetto, all’uscita dell’aereo fermava uno per uno, esaminava quanto avevamo scritto su un modulo prestampato in spagnolo e inglese, e ci autorizzava a sbarcare. Anche chi come noi era soltanto in transito, ha dovuto comunicare almeno un recapito telefonico.</p>
<p style="text-align:justify;">Saliti finalmente sull’ultimo volo, da Madrid a Roma, ci è stato consegnato un nuovo modulo, questa volta scritto in italiano e inglese. Il modulo italiano era molto più dettagliato di quello spagnolo. Oltre ai dati relativi al nostro volo ed a quello precedente, oltre ai nostri recapiti in Italia, ci venivano chieste le nostre condizioni di salute, se avevamo febbre, tosse, sentivamo debolezza o altri sintomi. Il modulo, intestato Ministero della Salute, chiedeva all’autorità sanitaria dell’aeroporto di Roma di monitorare tutti i viaggiatori provenienti da Messico e Stati Uniti, per un periodo non inferiore a 7 giorni.</p>
<p style="text-align:justify;">Naturalmente il modulo doveva essere compilato soltanto da chi, sul nostro volo da Madrid a Roma, proveniva dal continente americano. Ad occhio e croce, circa il 50% dei passeggeri del nostro volo ha chiesto ed ottenuto il modulo da compilare.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel compilare il modulo ho avuto un dubbio: dovevo dichiarare di avere la tosse o no? In fondo si trattava di qualcosa pregresso, che avevo da molto tempo, prima del viaggio di andata, quindi non era imputabile a virus americani. Tuttavia la tosse c’era, non potevo negarlo soprattutto se mi avessero controllato durante i famosi 7 giorni di quarantena. Confesso di non aver compilato la casella relativa, pronto a chiedere lumi a chi, come fatto a Madrid, avrebbe controllato quanto da me dichiarato.</p>
<p style="text-align:justify;">Non nascondo, comunque, malgrado fossi in apparente difficoltà nell&#8217;adempiere il mio dovere di cittadino, di aver provato una certa soddisfazione. Confrontando il modulo spagnolo con quello italiano non c’erano paragoni, quello italiano era senza dubbio più professionale e completo. Dava senz’altro una maggiore sensazione di sicurezza.</p>
<p style="text-align:justify;">Soddisfazione che, purtroppo, è durata pochi minuti. Appena atterrati a Roma, siamo scesi dall’aereo e nessuno, dico nessuno, si è sognato di raccogliere quei moduli che tanto ci avevano preoccupati e fatto perdere qualche minuto del nostro tempo e qualche neurone del nostro cervello. Siamo rimasti tutti così, attoniti, con lo sguardo da perfetti ebeti e un foglio in mano, mentre ci allontanavamo sconsolati dall’aeromobile, poi dal gate, quindi dal terminal e infine dall’aeroporto.</p>
<p style="text-align:justify;">Arrivato a casa per qualche ora ho continuato a cercare di convincermi che forse non c’era stato bisogno di consegnare il modulo perché i dati dei viaggiatori di tutti i voli vengono comunque registrati. Magari entro 7 giorni qualcuno dall’aeroporto o dal Ministero della Salute avrebbe provato a contattarmi per assicurarsi sulle mie condizioni di salute&#8230; povero illuso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho ancora in borsa quel foglio&#8230; non c’è dubbio, sono tornato in Italia.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietroloconte.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietroloconte.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietroloconte.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietroloconte.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietroloconte.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietroloconte.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietroloconte.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietroloconte.wordpress.com/162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietroloconte.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietroloconte.wordpress.com/162/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=162&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Compagni di scuola</title>
		<link>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/04/30/compagni-di-scuola/</link>
		<comments>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/04/30/compagni-di-scuola/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 19:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>

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		<description><![CDATA[
da PietroLoConte.it
Qualche settimana fa siamo riusciti, dopo ben 27 anni dalla maturità, a rivederci con una parte dei vecchi compagni di classe del liceo. Grazie a Facebook e alla magia di internet, non c&#8217;è voluto molto per riunire davanti ad una buona pizza gente che ha condiviso tutto per cinque anni di scuola e che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=149&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" src="http://newsite.pietroloconte.it/images/stories/compagni%20di%20scuola.jpg" alt="" width="200" height="281" /></p>
<p style="text-align:justify;"><em>da <a href="http://newsite.pietroloconte.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=73:compagni-di-scuola&amp;catid=37:quotidianita">PietroLoConte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">Qualche settimana fa siamo riusciti, dopo ben 27 anni dalla maturità, a rivederci con una parte dei vecchi compagni di classe del liceo. Grazie a Facebook e alla magia di internet, non c&#8217;è voluto molto per riunire davanti ad una buona pizza gente che ha condiviso tutto per cinque anni di scuola e che poi ha intrapreso strade diverse, profondamente diverse, in tutti i sensi, geografici, familiari, sociali, professionali. E&#8217; stato divertente e curioso cercare di riconoscere e riconoscersi, annullare in un istante lo spazio ed il tempo e rivivere le stesse emozioni, gli stessi stati d&#8217;animo, la stessa sana voglia di divertirsi e di sfottere di una volta.</p>
<p style="text-align:justify;">Quasi la stessa sensazione che provai la prima volta che mi recai nel mondo da favola di Disneyland, dove per qualche ora si torna bambini, fuori e dentro, e viene spontaneo assumere atteggiamenti, comportamenti e sentimenti che normalmente non avremmo mai il coraggio di esternare.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo un primo impatto un po&#8217; impacciati, legati anche ai preconcetti tipici di queste occasioni, accentuati dallo spettro prospettato dal noto film di Carlo Verdone (sarò riconosciuto/a? dimostrerò più o meno della mia età rispetto agli altri? riuscirò a soddisfare le mie e le loro aspettative?), ci siamo lasciati andare e siamo tornati esattamente quelli che eravamo all&#8217;età di 17-18 anni: caciaroni e simpatici con i presenti, cinici e crudeli con gli assenti. Normale amministrazione. Da ammazzarsi dalle risate nel ricordare gli aneddoti, le disavventure, le gite, i professori. Soltanto qualche breve cenno sulla nostra vita di oggi, il lavoro, la famiglia, per non appesantire la serata e non rovinare la bella atmosfera di festa che si era venuta a creare. Una cosa che mi ha un po&#8217; sorpreso, ma in fondo lo speravo, non siamo cambiati più di tanto. Certamente il nostro fisico ha risentito dei quasi 30 anni passati, ma lo spirito, l&#8217;entusiasmo, gli interessi, sono rimasti gli stessi, una certezza rassicurante, credo per tutti quanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Siamo anche tornati al vecchio bar della scuola, un bugigattolo che una volta ci ospitava nei minuti d&#8217;intervallo, durante l&#8217;ora di religione, dove chi osava marinare la scuola si rifugiava con la speranza di non essere visto dai professori. Allora era piccolissimo, c&#8217;era soltanto lo spazio per il bancone e un flipper che mandavamo sempre, inevitabilmente, in tilt. Ora è tutto cambiato. E&#8217; diventato un locale di tendenza, frequentatissimo nelle serate romane, ampliato e ristrutturato, coloratissimo di luce e rumore. Siamo rimasti sconvolti, età media degli avventori esattamente la stessa che avevamo noi quando quel bar era nostro territorio, ma ora per noi completamente estraneo, come se fossimo stati catapultati all&#8217;improvviso in un universo parallelo o nel futuro remoto. In un mondo che non ci appartiene più.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci siamo salutati così, forse un po&#8217; tristi e malinconici, con la promessa di rivederci presto, magari con le famiglie al seguito, in un agriturismo ai castelli. Magari senza dover aspettare altri 27 anni.</p>
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		<title>Un terremoto dentro di noi</title>
		<link>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/04/08/un-terremoto-dentro-di-noi/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 19:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>

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da PietroLoConte.it
Impotenza e rabbia. Sono le sensazioni predominanti in queste ore di sofferenza e di angoscia. Stavolta è toccato a noi italiani, andare sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo con immagini di distruzione e di morte. L&#8217;egoismo ancestrale che domina le nostre emozioni, forse determinato da un istinto di sopravvivenza che viene [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=146&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p style="text-align:justify;"><em>da <a href="http://newsite.pietroloconte.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=71:terremoto&amp;catid=38:attualita">PietroLoConte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">Impotenza e rabbia. Sono le sensazioni predominanti in queste ore di sofferenza e di angoscia. Stavolta è toccato a noi italiani, andare sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo con immagini di distruzione e di morte. L&#8217;egoismo ancestrale che domina le nostre emozioni, forse determinato da un istinto di sopravvivenza che viene da molto lontano, spesso ci rende quasi indifferenti nei confronti delle sofferenze nel mondo. Siamo quasi sempre sordi ai lamenti di civiltà lontane in guerra perenne o vittime di inauditi disastri naturali, così come alle richieste d&#8217;aiuto dei mendicanti striscianti sui marciapiedi delle nostre città o dei nostri vicini che soffrono nella dignità del silenzio tra le loro quattro mura. Quando, invece, un evento, qualsiasi esso sia, ci tocca da vicino, o riguarda un nostro parente o un amico, o adirittura noi stessi, fragili in balia di forze oscure infinitamente più potenti di noi, siamo colpiti nel profondo della nostra anima.</p>
<p style="text-align:justify;">Barcolliamo senza più un briciolo di forza, alla ricerca di un riferimento, di un sostegno, avvertendo il colpo, un duro colpo nello stomaco e nel cuore, tanto da sbatterci al tappeto senza pietà. Anch&#8217;io ho sentito le scosse, quelle più forti che hanno avuto la sfrontatezza e l&#8217;ardire di osare sfidare l&#8217;eternità di una città simbolo di potenza come Roma. Le ho sentite e mi sono meravigliato. Nessuna paura, la presunzione di chi vive nella Città Eterna ci garantisce una sorta d&#8217;immunità fittizia ma rassicurante, ma una forte sensazione di insicurezza e impotenza. Vedere i muri della propria casa, che per i nostri sensi sono simbolo di solidità fisica e psichica di un&#8217;intera esistenza, vacillare come una foglia alla leggera brezza del mattino è sconfortante ed estremamente difficile da digerire. Non riesco neanche ad immaginare cosa possono aver provato tante persone che, pur se nella gioia di aver salvato la propria vita e quella dei propri cari, hanno assistito impotenti alla distruzione definitiva di tutte le loro cose, dei loro oggetti, dei ricordi più cari. Per chi, infine, ha perso anche le persone amate non sarà più lo stesso, non ci sarà più un futuro, nessun giorno della vita nei prossimi anni avrà più lo stesso sapore, la stessa serenità di un tempo. E&#8217; la morte nel cuore, un terremoto fuori e dentro di ciascuno di noi.</p>
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		<title>Principesse on ice</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 20:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
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da PietroLoConte.it
Venerdì scorso siamo stati con Francesca al Palalottomatica, il palazzetto dello sport dell&#8217;EUR, a meno di 10 minuti di macchina da casa nostra. Grande attesa per l&#8217;evento dell&#8217;anno, soprattutto per una bambina come la nostra che ha una passione particolare per tutto ciò che è Disney e soprattutto il magico mondo delle Principesse delle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=156&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><em><a href="http://newsite.pietroloconte.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=70%3Aprincipesse-on-ice&amp;catid=37%3Aquotidianita&amp;Itemid=1">da PietroLoConte.it</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">Venerdì scorso siamo stati con Francesca al Palalottomatica, il palazzetto dello sport dell&#8217;EUR, a meno di 10 minuti di macchina da casa nostra. Grande attesa per l&#8217;evento dell&#8217;anno, soprattutto per una bambina come la nostra che ha una passione particolare per tutto ciò che è Disney e soprattutto il magico mondo delle Principesse delle favole.Qualche anno fa avevamo assistito, ad Huntsville, allo spettacolo Disney on Ice, con la partecipazione di molti personaggi della fantastica famiglia creata dal grande Walt, ma allora Francesca era troppo piccola e non aveva potuto godere appieno di questo grandioso spettacolo. Ricordo che passò tutto il primo tempo girata di spalle o con gli occhi chiusi perché era spaventata dalle luci e dai suoni assordanti.</p>
<div style="text-align:justify;">Questa volta invece è stato tutto perfetto, momento giusto, posizione nel teatro e tanta voglia di divertirsi. Devo dire che il marchio Disney è sempre una garanzia di qualità, e anche stavolta non siamo rimasti delusi. Niente è lasciato al caso e soprattutto la professionalità degli attori è ai massimi livelli. E&#8217; stato uno spettacolo memorabile, ricco di fantasia, di luci, colori, coreografie praticamente perfette. Un enorme castello, su piattaforma rotante a seconda della scenografia necessaria per rappresentare le varie favole, ha dominato la pistra di ghiaccio, fornendo il giusto supporto allo spettacolo delle evoluzioni sul ghiaccio e alla fantasia dii grandi e piccini. Anzi, la parola giusta dovrebbe essere piccine, visto che più del 90% dei bambini in sala era di sesso femminile. Gruppi numerosi sono arrivati anche da molto lontano. Accanto a noi c&#8217;era una mamma che aveva accompagnato la figlioletta dopo aver sostenuto un viaggio di 4 ore da Ancona, mentre dietro di noi c&#8217;erano una decina di adulti e bambini dall&#8217;accento spiccatamente calabrese. E&#8217; stata una bellissima esperienza che sicuramente ripeteremo negli anni a venire, almeno fin quando la piccola Francesca avrà ancora quell&#8217;entusiasmo che ha sprigionato ogni volta che è apparsa Cenerentola, Biancaneve, Aurora, Belle, Ariel, Mulan e tutti gli altri sogni coloratissimi e romanticissimi.</div>
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		<title>La rivoluzione di internet</title>
		<link>http://pietroloconte.wordpress.com/2009/03/26/la-rivoluzione-di-internet/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 08:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietroloconte</dc:creator>
				<category><![CDATA[PietroLoConte.it]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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Da PietroLoConte.it
A volte mi fermo a riflettere su quanto il computer, soprattutto con l&#8217;avvento del fenomeno &#8220;internet&#8221;, abbia modificato le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre relazioni sociali. E&#8217; stata senza dubbio una rivoluzione, al pari dell&#8217;invenzione dell&#8217;automobile, del telefono e della televisione. Una di quelle innovazioni tecnologiche che sono diventate così importanti nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietroloconte.wordpress.com&blog=4128359&post=144&subd=pietroloconte&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify"><img class="alignleft" src="http://newsite.pietroloconte.it/images/stories/internet.jpg" alt="" width="200" height="242" /></p>
<p align="justify"><em>Da </em><a href="http://newsite.pietroloconte.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=69:la-rivoluzione-di-internet&amp;catid=38:attualita"><em>PietroLoConte.it</em></a></p>
<p align="justify">A volte mi fermo a riflettere su quanto il computer, soprattutto con l&#8217;avvento del fenomeno &#8220;internet&#8221;, abbia modificato le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre relazioni sociali. E&#8217; stata senza dubbio una rivoluzione, al pari dell&#8217;invenzione dell&#8217;automobile, del telefono e della televisione. Una di quelle innovazioni tecnologiche che sono diventate così importanti nella nostra vita di tutti i giorni da non poter più immaginare un mondo moderno, un futuro, senza di esse.<br />
Sono passati soltanto una quindicina d&#8217;anni da quando intenet ha cominciato, dapprima lentamente, poi sempre più prepotentemente, ad entrare nelle nostre case, invadendo via via tutti i nostri vecchi spazi.<br />
L&#8217;atteggiamento che molti hanno nei suoi confronti è ancora di scetticismo e timore. Si ha paura dell&#8217;ignoto, di un mondo che sembra apparentemente così lontano da non conoscerlo abbastanza e troppo vicino perchè sempre disponibile al primo movimento di un dito sulla tastiera del PC o sul minidisplay di un telefonino.<br />
Personalmente, è inutile negarlo, ne sono rimasto entusiasta dal primo momento in cui riuscii ad attivare una connessione, nel lontano 1995 o 96 (non ricordo bene) grazie a Roberto, un amico e collega, che mi aiutò a districarmi nel settaggio del mio computer. All&#8217;improvviso mi si aprì davanti un mondo fantastico, storie, viaggi, sogni, realtà, finzione, tutto alla portata di un semplice click.<br />
E la mia vita, come quella di milioni di altre persone, da allora è cambiata. Cosa sarebbe stata la nostra permanenza in America senza internet? Non avremmo potuto chiamare (e vedere) i nostri cari anche 10-15 volte al giorno, non avremmo potuto tenerci informati in tempo reale su tutte le vicende italiane e mondiali, non avremmo visto la TV nostrana, non avremmo potuto organizzare i nostri viaggi, non avremmo conosciuto tanti parenti sparsi per il mondo, non avrei mai avuto la possibilità di intraprendere la bellissima esperienza di CittadiAriano e di tutti i suoi simpatici amici, non sarebbe mai nata in me la passione per le ricerche genealogiche.<br />
Ma anche ora che siamo tornati in Italia, internet continua ad essere presente in ogni istante nella nostra giornata familiare. In ogni momento, un dubbio, una domanda, trovano istantaneamente risposta, come se fosse un vecchio saggio a cui poter chiedere consiglio 24 ore su 24. Ricerche nel campo medico, ricette di cucina, acquisto biglietti del teatro, di libri, di giochi, pagamenti di bollette, di assicurazioni, prenotazioni di hotel e di viaggi, tutto disponibile, in pochi istanti, senza file alla posta, senza costosi (e spesso incompetenti) intemediari.<br />
Per non parlare dei social network e servizi di messaggistica, come lo stesso CittadiAriano, Facebook, Messenger, Skype, che ci hanno consentito di ritrovare vecchie amicizie ormai date per disperse, trovarne tante nuove e interessanti, e continuare a coltivarle, senza inibizioni e senza preconcetti.<br />
Questo stesso mezzo che sto ora utilizzando, mi consente di esprimere il mio pensiero su qualsiasi argomento, senza filtri nè censure. Mai avrei avuto l&#8217;ardire, la possibilità o la voglia di pubblicare qualcosa di mio. Invece, grazie ad internet, ho la garanzia, alla stessa stregua di un grande artista del passato, che da oggi e per sempre ci sarà da qualche parte del mondo qualcuno che, anche se non mi conosce, potrà leggere e interpretare il mio pensiero, apprezzare o criticare le mie poliedriche forme d&#8217;espressione, darmi un feedback, un parere, un consiglio.<br />
Vi sembra poco?</p>
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