Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 30 Aprile 2009

Compagni di scuola

da PietroLoConte.it

Qualche settimana fa siamo riusciti, dopo ben 27 anni dalla maturità, a rivederci con una parte dei vecchi compagni di classe del liceo. Grazie a Facebook e alla magia di internet, non c’è voluto molto per riunire davanti ad una buona pizza gente che ha condiviso tutto per cinque anni di scuola e che poi ha intrapreso strade diverse, profondamente diverse, in tutti i sensi, geografici, familiari, sociali, professionali. E’ stato divertente e curioso cercare di riconoscere e riconoscersi, annullare in un istante lo spazio ed il tempo e rivivere le stesse emozioni, gli stessi stati d’animo, la stessa sana voglia di divertirsi e di sfottere di una volta.

Quasi la stessa sensazione che provai la prima volta che mi recai nel mondo da favola di Disneyland, dove per qualche ora si torna bambini, fuori e dentro, e viene spontaneo assumere atteggiamenti, comportamenti e sentimenti che normalmente non avremmo mai il coraggio di esternare.

Dopo un primo impatto un po’ impacciati, legati anche ai preconcetti tipici di queste occasioni, accentuati dallo spettro prospettato dal noto film di Carlo Verdone (sarò riconosciuto/a? dimostrerò più o meno della mia età rispetto agli altri? riuscirò a soddisfare le mie e le loro aspettative?), ci siamo lasciati andare e siamo tornati esattamente quelli che eravamo all’età di 17-18 anni: caciaroni e simpatici con i presenti, cinici e crudeli con gli assenti. Normale amministrazione. Da ammazzarsi dalle risate nel ricordare gli aneddoti, le disavventure, le gite, i professori. Soltanto qualche breve cenno sulla nostra vita di oggi, il lavoro, la famiglia, per non appesantire la serata e non rovinare la bella atmosfera di festa che si era venuta a creare. Una cosa che mi ha un po’ sorpreso, ma in fondo lo speravo, non siamo cambiati più di tanto. Certamente il nostro fisico ha risentito dei quasi 30 anni passati, ma lo spirito, l’entusiasmo, gli interessi, sono rimasti gli stessi, una certezza rassicurante, credo per tutti quanti.

Siamo anche tornati al vecchio bar della scuola, un bugigattolo che una volta ci ospitava nei minuti d’intervallo, durante l’ora di religione, dove chi osava marinare la scuola si rifugiava con la speranza di non essere visto dai professori. Allora era piccolissimo, c’era soltanto lo spazio per il bancone e un flipper che mandavamo sempre, inevitabilmente, in tilt. Ora è tutto cambiato. E’ diventato un locale di tendenza, frequentatissimo nelle serate romane, ampliato e ristrutturato, coloratissimo di luce e rumore. Siamo rimasti sconvolti, età media degli avventori esattamente la stessa che avevamo noi quando quel bar era nostro territorio, ma ora per noi completamente estraneo, come se fossimo stati catapultati all’improvviso in un universo parallelo o nel futuro remoto. In un mondo che non ci appartiene più.

Ci siamo salutati così, forse un po’ tristi e malinconici, con la promessa di rivederci presto, magari con le famiglie al seguito, in un agriturismo ai castelli. Magari senza dover aspettare altri 27 anni.


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