Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 9 Luglio 2009

… e siamo a 5!

da pietroloconte.it

La nostra Principessa oggi compie il suo primo lustro! In questi casi si rischia sempre di dire cose banali come “Incredibile come passa il tempo!” oppure “Sembra ieri quando ho ascoltato il suo primo vagito”, e non voglio tediare chi mi legge con amarcord strappalacrime, ma qualcosa su di lei ho voglia di dirla comunque.
Francesca è una forza della natura. La mia esperienza di genitore, naturalmente, è limitata a lei, per cui non ho altri riferimenti, ma l’impressione che ho, e che mi è stata confermata dalle sue insegnanti alla scuola materna, è che sia molto più matura della sua età. Le capita di fare ragionamenti da adolescente (a volte anche un po’ viziata), ha le idee molto chiare su tanti aspetti della vita di cui io stesso, quando avevo il doppio della sua età, neanche sospettavo l’esistenza. Non c’è dubbio che sia femmina, nel corpo e negli atteggiamenti, nello spirito e nella mente. Come tutte le donne è una formidabile osservatrice, ha una cura dei dettagli da far invidia ad un adulto, è pignola e perfezionista. E’ una bambina molto sensibile, riflessiva ma anche piena di gioia di vivere, allegra, spontanea e solare. Uno dei suoi pregi che apprezziamo maggiormente è il fatto che non è per nulla musona, malgrado la sua giovane età sa affrontare le difficoltà quotidiane con ragionevolezza ed entusiasmo. Se chiede qualcosa e non è possibile ottenerla, si accontenta, capisce e si adegua, non fa, come molti bambini della sua età, sceneggiate e piagnistei che durano ore. Le basta uno sguardo, una parola e lei capisce al volo. Ha subito capito, da quando aveva pochi mesi di vita, che per ottenere qualcosa occorre diplomazia e “savoir faire”. Sarà per questo motivo che non ci ha mai costretti ad usare le maniere forti, non è mai stato necessario uno schiaffo per spiegarle le regole di comportamento. E’ furba. Capisce al volo quando e come chiedere qualcosa, mettere in mostra le sue doti, accattivarsi la simpatia di chiunque. Si fa amare istantaneamente. E noi ne siamo perdutamente innamorati…

Inserito da: pietroloconte | Martedì, 23 Giugno 2009

Paese che vai… febbre suina che trovi

febbre suina

da pietroloconte.it

Un paio di settimane fa mi è capitato di recarmi, per lavoro, presso uno dei noti luoghi a rischio, per gli aspetti collegati al virus della “febbre suina”.

Sono stato in Texas e New Mexico lungo la lunghissima linea di confine con il Messico. Naturalmente le probabilità di contrarre la malattia erano estremamente remote ma non completamente nulle. Considerando che il primo focolaio è nato proprio in Messico e che tutti gli Italiani contagiati finora lo hanno contratto negli Stati Uniti, non posso negare che qualche timore alla vigilia c’era.

Contatti con i locali non ne ho avuti a parte qualche commesso di negozio o cameriere di ristorante, ma il rischio maggiore erano i contatti forzati durante gli spostamenti in aereo. Quando si è in volo non si può scegliere il campagno di sedile e l’aria che si respira è in comune con altri 200 o 300 sconosciuti.

A dire la verità, durante la mia permanenza negli States, raramente mi sono imbattuto nelle procedure per evitare il contagio. Inoltre, aspetto che in parte rassicurava me, ma sicuramente non chi mi stava accanto, era il fatto che già prima di partire avevo una noiosissima tosse, ormai cronica.

Durante il viaggio di ritorno, nella tratta da Dallas a Madrid, siamo stati avvisati che il governo spagnolo non avrebbe fatto sbarcare nessuno dal nostro aereo senza aver raccolto preventivamente i nostri dati e i nostri recapiti. Un vero e proprio picchetto, all’uscita dell’aereo fermava uno per uno, esaminava quanto avevamo scritto su un modulo prestampato in spagnolo e inglese, e ci autorizzava a sbarcare. Anche chi come noi era soltanto in transito, ha dovuto comunicare almeno un recapito telefonico.

Saliti finalmente sull’ultimo volo, da Madrid a Roma, ci è stato consegnato un nuovo modulo, questa volta scritto in italiano e inglese. Il modulo italiano era molto più dettagliato di quello spagnolo. Oltre ai dati relativi al nostro volo ed a quello precedente, oltre ai nostri recapiti in Italia, ci venivano chieste le nostre condizioni di salute, se avevamo febbre, tosse, sentivamo debolezza o altri sintomi. Il modulo, intestato Ministero della Salute, chiedeva all’autorità sanitaria dell’aeroporto di Roma di monitorare tutti i viaggiatori provenienti da Messico e Stati Uniti, per un periodo non inferiore a 7 giorni.

Naturalmente il modulo doveva essere compilato soltanto da chi, sul nostro volo da Madrid a Roma, proveniva dal continente americano. Ad occhio e croce, circa il 50% dei passeggeri del nostro volo ha chiesto ed ottenuto il modulo da compilare.

Nel compilare il modulo ho avuto un dubbio: dovevo dichiarare di avere la tosse o no? In fondo si trattava di qualcosa pregresso, che avevo da molto tempo, prima del viaggio di andata, quindi non era imputabile a virus americani. Tuttavia la tosse c’era, non potevo negarlo soprattutto se mi avessero controllato durante i famosi 7 giorni di quarantena. Confesso di non aver compilato la casella relativa, pronto a chiedere lumi a chi, come fatto a Madrid, avrebbe controllato quanto da me dichiarato.

Non nascondo, comunque, malgrado fossi in apparente difficoltà nell’adempiere il mio dovere di cittadino, di aver provato una certa soddisfazione. Confrontando il modulo spagnolo con quello italiano non c’erano paragoni, quello italiano era senza dubbio più professionale e completo. Dava senz’altro una maggiore sensazione di sicurezza.

Soddisfazione che, purtroppo, è durata pochi minuti. Appena atterrati a Roma, siamo scesi dall’aereo e nessuno, dico nessuno, si è sognato di raccogliere quei moduli che tanto ci avevano preoccupati e fatto perdere qualche minuto del nostro tempo e qualche neurone del nostro cervello. Siamo rimasti tutti così, attoniti, con lo sguardo da perfetti ebeti e un foglio in mano, mentre ci allontanavamo sconsolati dall’aeromobile, poi dal gate, quindi dal terminal e infine dall’aeroporto.

Arrivato a casa per qualche ora ho continuato a cercare di convincermi che forse non c’era stato bisogno di consegnare il modulo perché i dati dei viaggiatori di tutti i voli vengono comunque registrati. Magari entro 7 giorni qualcuno dall’aeroporto o dal Ministero della Salute avrebbe provato a contattarmi per assicurarsi sulle mie condizioni di salute… povero illuso.

Ho ancora in borsa quel foglio… non c’è dubbio, sono tornato in Italia.

Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 30 Aprile 2009

Compagni di scuola

da PietroLoConte.it

Qualche settimana fa siamo riusciti, dopo ben 27 anni dalla maturità, a rivederci con una parte dei vecchi compagni di classe del liceo. Grazie a Facebook e alla magia di internet, non c’è voluto molto per riunire davanti ad una buona pizza gente che ha condiviso tutto per cinque anni di scuola e che poi ha intrapreso strade diverse, profondamente diverse, in tutti i sensi, geografici, familiari, sociali, professionali. E’ stato divertente e curioso cercare di riconoscere e riconoscersi, annullare in un istante lo spazio ed il tempo e rivivere le stesse emozioni, gli stessi stati d’animo, la stessa sana voglia di divertirsi e di sfottere di una volta.

Quasi la stessa sensazione che provai la prima volta che mi recai nel mondo da favola di Disneyland, dove per qualche ora si torna bambini, fuori e dentro, e viene spontaneo assumere atteggiamenti, comportamenti e sentimenti che normalmente non avremmo mai il coraggio di esternare.

Dopo un primo impatto un po’ impacciati, legati anche ai preconcetti tipici di queste occasioni, accentuati dallo spettro prospettato dal noto film di Carlo Verdone (sarò riconosciuto/a? dimostrerò più o meno della mia età rispetto agli altri? riuscirò a soddisfare le mie e le loro aspettative?), ci siamo lasciati andare e siamo tornati esattamente quelli che eravamo all’età di 17-18 anni: caciaroni e simpatici con i presenti, cinici e crudeli con gli assenti. Normale amministrazione. Da ammazzarsi dalle risate nel ricordare gli aneddoti, le disavventure, le gite, i professori. Soltanto qualche breve cenno sulla nostra vita di oggi, il lavoro, la famiglia, per non appesantire la serata e non rovinare la bella atmosfera di festa che si era venuta a creare. Una cosa che mi ha un po’ sorpreso, ma in fondo lo speravo, non siamo cambiati più di tanto. Certamente il nostro fisico ha risentito dei quasi 30 anni passati, ma lo spirito, l’entusiasmo, gli interessi, sono rimasti gli stessi, una certezza rassicurante, credo per tutti quanti.

Siamo anche tornati al vecchio bar della scuola, un bugigattolo che una volta ci ospitava nei minuti d’intervallo, durante l’ora di religione, dove chi osava marinare la scuola si rifugiava con la speranza di non essere visto dai professori. Allora era piccolissimo, c’era soltanto lo spazio per il bancone e un flipper che mandavamo sempre, inevitabilmente, in tilt. Ora è tutto cambiato. E’ diventato un locale di tendenza, frequentatissimo nelle serate romane, ampliato e ristrutturato, coloratissimo di luce e rumore. Siamo rimasti sconvolti, età media degli avventori esattamente la stessa che avevamo noi quando quel bar era nostro territorio, ma ora per noi completamente estraneo, come se fossimo stati catapultati all’improvviso in un universo parallelo o nel futuro remoto. In un mondo che non ci appartiene più.

Ci siamo salutati così, forse un po’ tristi e malinconici, con la promessa di rivederci presto, magari con le famiglie al seguito, in un agriturismo ai castelli. Magari senza dover aspettare altri 27 anni.

Inserito da: pietroloconte | Mercoledì, 8 Aprile 2009

Un terremoto dentro di noi

da PietroLoConte.it

Impotenza e rabbia. Sono le sensazioni predominanti in queste ore di sofferenza e di angoscia. Stavolta è toccato a noi italiani, andare sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo con immagini di distruzione e di morte. L’egoismo ancestrale che domina le nostre emozioni, forse determinato da un istinto di sopravvivenza che viene da molto lontano, spesso ci rende quasi indifferenti nei confronti delle sofferenze nel mondo. Siamo quasi sempre sordi ai lamenti di civiltà lontane in guerra perenne o vittime di inauditi disastri naturali, così come alle richieste d’aiuto dei mendicanti striscianti sui marciapiedi delle nostre città o dei nostri vicini che soffrono nella dignità del silenzio tra le loro quattro mura. Quando, invece, un evento, qualsiasi esso sia, ci tocca da vicino, o riguarda un nostro parente o un amico, o adirittura noi stessi, fragili in balia di forze oscure infinitamente più potenti di noi, siamo colpiti nel profondo della nostra anima.

Barcolliamo senza più un briciolo di forza, alla ricerca di un riferimento, di un sostegno, avvertendo il colpo, un duro colpo nello stomaco e nel cuore, tanto da sbatterci al tappeto senza pietà. Anch’io ho sentito le scosse, quelle più forti che hanno avuto la sfrontatezza e l’ardire di osare sfidare l’eternità di una città simbolo di potenza come Roma. Le ho sentite e mi sono meravigliato. Nessuna paura, la presunzione di chi vive nella Città Eterna ci garantisce una sorta d’immunità fittizia ma rassicurante, ma una forte sensazione di insicurezza e impotenza. Vedere i muri della propria casa, che per i nostri sensi sono simbolo di solidità fisica e psichica di un’intera esistenza, vacillare come una foglia alla leggera brezza del mattino è sconfortante ed estremamente difficile da digerire. Non riesco neanche ad immaginare cosa possono aver provato tante persone che, pur se nella gioia di aver salvato la propria vita e quella dei propri cari, hanno assistito impotenti alla distruzione definitiva di tutte le loro cose, dei loro oggetti, dei ricordi più cari. Per chi, infine, ha perso anche le persone amate non sarà più lo stesso, non ci sarà più un futuro, nessun giorno della vita nei prossimi anni avrà più lo stesso sapore, la stessa serenità di un tempo. E’ la morte nel cuore, un terremoto fuori e dentro di ciascuno di noi.

Inserito da: pietroloconte | Lunedì, 30 Marzo 2009

Principesse on ice

da PietroLoConte.it

Venerdì scorso siamo stati con Francesca al Palalottomatica, il palazzetto dello sport dell’EUR, a meno di 10 minuti di macchina da casa nostra. Grande attesa per l’evento dell’anno, soprattutto per una bambina come la nostra che ha una passione particolare per tutto ciò che è Disney e soprattutto il magico mondo delle Principesse delle favole.Qualche anno fa avevamo assistito, ad Huntsville, allo spettacolo Disney on Ice, con la partecipazione di molti personaggi della fantastica famiglia creata dal grande Walt, ma allora Francesca era troppo piccola e non aveva potuto godere appieno di questo grandioso spettacolo. Ricordo che passò tutto il primo tempo girata di spalle o con gli occhi chiusi perché era spaventata dalle luci e dai suoni assordanti.

Questa volta invece è stato tutto perfetto, momento giusto, posizione nel teatro e tanta voglia di divertirsi. Devo dire che il marchio Disney è sempre una garanzia di qualità, e anche stavolta non siamo rimasti delusi. Niente è lasciato al caso e soprattutto la professionalità degli attori è ai massimi livelli. E’ stato uno spettacolo memorabile, ricco di fantasia, di luci, colori, coreografie praticamente perfette. Un enorme castello, su piattaforma rotante a seconda della scenografia necessaria per rappresentare le varie favole, ha dominato la pistra di ghiaccio, fornendo il giusto supporto allo spettacolo delle evoluzioni sul ghiaccio e alla fantasia dii grandi e piccini. Anzi, la parola giusta dovrebbe essere piccine, visto che più del 90% dei bambini in sala era di sesso femminile. Gruppi numerosi sono arrivati anche da molto lontano. Accanto a noi c’era una mamma che aveva accompagnato la figlioletta dopo aver sostenuto un viaggio di 4 ore da Ancona, mentre dietro di noi c’erano una decina di adulti e bambini dall’accento spiccatamente calabrese. E’ stata una bellissima esperienza che sicuramente ripeteremo negli anni a venire, almeno fin quando la piccola Francesca avrà ancora quell’entusiasmo che ha sprigionato ogni volta che è apparsa Cenerentola, Biancaneve, Aurora, Belle, Ariel, Mulan e tutti gli altri sogni coloratissimi e romanticissimi.
Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 26 Marzo 2009

La rivoluzione di internet

Da PietroLoConte.it

A volte mi fermo a riflettere su quanto il computer, soprattutto con l’avvento del fenomeno “internet”, abbia modificato le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre relazioni sociali. E’ stata senza dubbio una rivoluzione, al pari dell’invenzione dell’automobile, del telefono e della televisione. Una di quelle innovazioni tecnologiche che sono diventate così importanti nella nostra vita di tutti i giorni da non poter più immaginare un mondo moderno, un futuro, senza di esse.
Sono passati soltanto una quindicina d’anni da quando intenet ha cominciato, dapprima lentamente, poi sempre più prepotentemente, ad entrare nelle nostre case, invadendo via via tutti i nostri vecchi spazi.
L’atteggiamento che molti hanno nei suoi confronti è ancora di scetticismo e timore. Si ha paura dell’ignoto, di un mondo che sembra apparentemente così lontano da non conoscerlo abbastanza e troppo vicino perchè sempre disponibile al primo movimento di un dito sulla tastiera del PC o sul minidisplay di un telefonino.
Personalmente, è inutile negarlo, ne sono rimasto entusiasta dal primo momento in cui riuscii ad attivare una connessione, nel lontano 1995 o 96 (non ricordo bene) grazie a Roberto, un amico e collega, che mi aiutò a districarmi nel settaggio del mio computer. All’improvviso mi si aprì davanti un mondo fantastico, storie, viaggi, sogni, realtà, finzione, tutto alla portata di un semplice click.
E la mia vita, come quella di milioni di altre persone, da allora è cambiata. Cosa sarebbe stata la nostra permanenza in America senza internet? Non avremmo potuto chiamare (e vedere) i nostri cari anche 10-15 volte al giorno, non avremmo potuto tenerci informati in tempo reale su tutte le vicende italiane e mondiali, non avremmo visto la TV nostrana, non avremmo potuto organizzare i nostri viaggi, non avremmo conosciuto tanti parenti sparsi per il mondo, non avrei mai avuto la possibilità di intraprendere la bellissima esperienza di CittadiAriano e di tutti i suoi simpatici amici, non sarebbe mai nata in me la passione per le ricerche genealogiche.
Ma anche ora che siamo tornati in Italia, internet continua ad essere presente in ogni istante nella nostra giornata familiare. In ogni momento, un dubbio, una domanda, trovano istantaneamente risposta, come se fosse un vecchio saggio a cui poter chiedere consiglio 24 ore su 24. Ricerche nel campo medico, ricette di cucina, acquisto biglietti del teatro, di libri, di giochi, pagamenti di bollette, di assicurazioni, prenotazioni di hotel e di viaggi, tutto disponibile, in pochi istanti, senza file alla posta, senza costosi (e spesso incompetenti) intemediari.
Per non parlare dei social network e servizi di messaggistica, come lo stesso CittadiAriano, Facebook, Messenger, Skype, che ci hanno consentito di ritrovare vecchie amicizie ormai date per disperse, trovarne tante nuove e interessanti, e continuare a coltivarle, senza inibizioni e senza preconcetti.
Questo stesso mezzo che sto ora utilizzando, mi consente di esprimere il mio pensiero su qualsiasi argomento, senza filtri nè censure. Mai avrei avuto l’ardire, la possibilità o la voglia di pubblicare qualcosa di mio. Invece, grazie ad internet, ho la garanzia, alla stessa stregua di un grande artista del passato, che da oggi e per sempre ci sarà da qualche parte del mondo qualcuno che, anche se non mi conosce, potrà leggere e interpretare il mio pensiero, apprezzare o criticare le mie poliedriche forme d’espressione, darmi un feedback, un parere, un consiglio.
Vi sembra poco?

Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 26 Febbraio 2009

Settimana bianca

da PietroLoConte.it

Allora, vediamo se riesco a rubare una mezzoretta dal mio “prezioso” tempo (libero e non) per raccontare i nostri ultimi 10 giorni. Avrei dovuto intitolare questo post “Catene (parte terza)” perchè in effetti la telenovela delle catene non si è conclusa con l’acquisto del famoso attacco introvabile… infatti quando c’è stata la necessità di montarle, nella discesa dal passo Julia a St. Moritz, le ho perse dopo una ventina metri!
Ma andiamo per ordine.
Ormai non è più un segreto, siamo stati in vacanza! La nostra prima “vera” settimana bianca, sulle alpi svizzere, nella zona di Pontresina – St. Moritz, ed è andata benissimo.
A dire la verità, più che sciare, abbiamo optato per una settimana di assoluto relax, per smaltire le tossine e la stanchezza di un ultimo anno molto stressante. Abbiamo voluto trascorrere, come un tempo, un periodo piacevole, noi tre soli.
Un altro scopo della nostra vacanza era far divertire Francesca, magari insegnandole ad interagire con la neve e con gli sci, visto che nei suoi primi 4 anni non ha avuto molte occasioni.
Infine avevamo voglia di andare a trovare la nostra bi-cugina (cugina due volte, n.d.r.) Assunta, suo marito Mauro ed il loro simpaticissimo figlioletto Mirco di 5 mesi nella loro bella casa di Wohlen.
Siamo riusciti a fare tutto quanto previsto, anzi, forse, è andata anche meglio delle previsioni.
Abbiamo scelto l’hotel Schloss di Pontresina, del gruppo Tivigest, un classico villaggio turistico invernale (ex-Club Med) dove ti fai portare per mano da un’ottima organizzazione e un gruppo di animatori divertentissimi e disponibilissimi.
Chi è stato presso uno di questi villaggi (estivi o invernali) ne conosce bene tutte le caratteristiche tipiche: cibo ottimo e abbondante (a buffet), sport a volontà, relax, divertimento assicurato. L’hotel era anche provvisto di uno spettacolare beauty center, tanto per gradire… Anche se eravamo nella Svizzera di lingua tedesca, l’hotel era interamente gestito da italiani, per cui ci è sembrato di stare in patria… tanto per fare un esempio, tutti i pagamenti erano in Euro!
Francesca ha avuto la possibilità di prendere le sue prime lezioni di sci, il maestro si chiamava Alfredo ed era di Lecce. Ha imparato i primi rudimenti tanto da essere in grado di effettuare la sua prima gara… ed è anche arrivata seconda, meritandosi una bellissima medaglia d’argento, con tanto di cerimonia e salita sul podio!
Anche Gianna ha voluto provare a mettere gli sci, ma non si è voluta stancare più di tanto e dopo una faticosissima passeggiata con gli sci in spalla, si è arresa subito.
Abbiamo fatto qualche escursione in zona, in particolare abbiamo visitato St. Moritz e Poschiavo, provando l’emozione del famoso trenino rosso del Bernina (patrimonio dell’Unesco), una ferrovia che si arrampica fino sul passo del Bernina e poi scende a valle fino in Valtellina.
Come dicevo, l’animazione è stata molto presente e simpatica. Siamo capitati nella settimana di San Valentino e di Carnevale, quindi naturalmente non si sono fatti scappare l’occasione di organizzare feste all’insegna di un sano divertimento (mi sono travestito anch’io, dopo quasi quaranta anni…!).
La neve non è certo mancata. Chi lavora nel settore ci ha detto di non ricordare un anno così innevato come questo, da ottobre non è passata settimana senza una nevicata abbondante. Sui tetti delle case ce n’era ovunque almeno un metro e in alcune zone in ombra i mucchi superavano anche i due metri. Abbiamo potuto approfittare anche di splendide giornate di sole, fredde ma luminosissime.
I temi del nostro viaggio non sono finiti qui. Come dicevo, abbiamo visitato i luoghi in cui hanno vissuto per un certo periodo i genitori di Gianna, circa 40 anni fa (Carramba che sorpresa!), dove oggi vive Assunta. Ha una bellissima casa, un appartamento mansardato su due livelli, calda e accogliente. Nella nostra tappa di avvicinamento a Milano, abbiamo anche conosciuto Monica, una cugina acquisita milanese, molto simpatica e intelligente.
Insomma, ormai è nel nostro DNA, non possiamo fare a meno di viaggiare e quando viaggiamo non possiamo evitare di conoscere sempre nuovi parenti.
Roma ci sta stretta e, appena possibile, cogliamo subito l’occasione per guardarci attorno… quando si riparte?
Intanto godetevi le nostre foto!

Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 1 Gennaio 2009

Buon Anno 2009!

francyanno2009

Auguriamo a tutti coloro che ci conoscono un Anno Nuovo che porti tanta salute, tanti soldi, tanta serenità… insomma tutto quanto desiderano!

Inserito da: pietroloconte | Mercoledì, 10 Settembre 2008

Ferie finite

Le ferie, e con esse la nostra avventura americana, sono finite. Ieri è arrivato il trasloco, esattamente due mesi dopo la partenza da Huntsville. Niente ci lega più all’America, ad eccezione dei ricordi e dei legami affettivi e d’amicizia che non saranno mai cancellati.

E’ inutile negarlo, un po’ di malinconia c’è. Credo che anche le pietre abbiano compreso quanto siamo stati bene negli ultimi 4 anni e non è facile ricominciare daccapo in una città “bella e impossibile” come Roma.

Agli inevitabili disagi iniziali, legati al cambiamento e alla mancanza dei nostri effetti personali, si è aggiunta la complicazione dei lavori in corso a casa nostra, cominciati il 25 agosto e che non termineranno prima della fine della prossima settimana. Come sempre succede, ogni giorno si è presentato un nuovo problema da affrontare e risolvere, compreso il fatto che sono stati sbagliati i conti del numero delle mattonelle da mettere nel bagno nuovo e dovremo attendere una nuova fornitura (questo significa che il cantiere rimane aperto fino a data da definire).

Anche il trasloco non è stato perfetto.  Tra i tanti pacchi arrivati (circa 150), ne manca uno. Quale poteva essere? Uno di quelli a cui tenevo di più: il monitor del PC, quello bello e grande da 22 pollici! Ora vedremo se si riuscirà a trovarlo o se mi rimborseranno la spesa e mi toccherà ricomprarlo.

Che rabbia! Questo significa che ancora per qualche settimana non potrò utilizzare il mio PC e dovrò continuare ad andare avanti con il portatile!

Nel frattempo Francesca continua ad avere una tosse persistente, forse dovuta al fatto che non è abituata allo smog e alla polvere a cui è esposta dal primo momento in cui abbiamo messo piede in Italia.

Ci vuole tanta pazienza e tanto coraggio per ricominciare… ma ce la faremo anche stavolta!

Inserito da: pietroloconte | Mercoledì, 6 Agosto 2008

Chiuso per ferie

chiuso per ferie

chiuso per ferie

Dopo tanta fatica, qualche giorno di meritata vacanza in attesa che riprendi la fatica. Anche volendo, l’assenza di linea ADSL nella mia località di villeggiatura mi costringe ad un riposo forzato.

Ci rivediamo dopo ferragosto!

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