Inserito da: pietroloconte | Domenica, 1 Novembre 2009

Traffico

da pietroloconte.it

Che vergogna! Sono quasi tre mesi che non aggiorno più il mio sito. Eppure sono ancora tanti i nostri affezionati lettori che continuano ad affacciarsi a questa piccola finestra sulla nostra vita familiare con frequenza quasi quotidiana.

La vita romana è tanto diversa da quella americana e soprattutto da quella di Huntsville. Le giornate si sono improvvisamente ristrette. Il tempo libero si è completamente dissolto. Corriamo dalla mattina presto, cercando di anticipare sul tempo gli altri milioni di romani che ogni giorno si riversano sulle strade in direzione centro e viceversa rimaniamo inesorabilmente bloccati la sera quando tentiamo di tornare a casa. Una cena veloce e subito a letto per un’altra giornata… di corsa.

I fine settimana sono già prenotati. Fare la spesa (incolonnandoci nelle solite file per il parcheggio e per pagare alla cassa), andare a trovare i nonni (sia quelli di Roma che quelli di Cerignola), fare i soliti lavori in casa che si accumulano da mesi. Così il tempo vola e non c’è più la possibilità di fermarsi a riflettere, a pensare al nostro presente, ad organizzarci per il futuro.

Non neghiamo di nutrire una certa invidia per i nostri amici che sono rimasti ad Huntsville. Era una vita sicuramente più serena, più tranquilla, in cui avevamo il tempo di pensare, di dedicare qualche ora di ogni giorno, semplicemente a noi stessi.

Un esempio di quanto tempo perdiamo inutilmente, soprattutto quando vogliamo fare qualcosa di diverso, di piacevole. Lo scorso fine settimana siamo andati a trovare i nonni a Cerignola. Siamo partiti presto, come sempre il venerdì, non appena Francesca è uscita da scuola, verso le 14.30. Premetto che io avevo già sopportato quasi due ore di traffico (quando di solito basta mezz’ora), dall’ufficio fino a casa, per una manifestazione che aveva bloccato il centro di Roma e soprattutto la zona di San Giovanni. Ad ogni modo, la nostra prima ora di viaggio è stata tranquilla. Traffico sostenuto ma stranamente più leggero del solito, probabilmente, abbiamo pensato, molti avranno deciso di spostarsi nel prossimo weekend, quello dei “morti”. Era ancora molto forte in noi il ricordo di un drammatico “ponte dei morti” di qualche anno fa. E invece il dramma si stava realizzando sotto i nostri occhi.

Passiamo l’uscita di “Anagni – Fiuggi” e un cartellone luminoso ci avvisa di “lavori” a breve distanza. Vedo che comincia a formarsi una coda e penso: ci sono i lavori, è normale che ci sia una coda, ma a occhio non sembra molto lunga, perderemo una decina di minuti, pazienza. La coda si ferma completamente e, strano, vedo che tutti i passeggeri delle auto davanti alla nostra, scendono e cominciano a passeggiare. Sembra una scena da film. Uno di quelli catastrofici, in cui tutti impazziscono improvvisamente per un morbo letale.

Scendo anch’io dalla macchina per capire. Crica 500 metri più avanti c’è un muro di persone con striscioni e bandiere che hanno completamente occupato entrambe le carreggiate. Si sentono chiaramente voci sconnesse agli altoparlanti. Ci guardiamo in faccia con i nostri compagni di sventura, a destra un camionista, a sinistra un pulmino carico di muratori sulla strada di casa. Si tratta di una manifestazione.

Comincio ad essere un po’ impaziente. Che significa manifestazione? Quanto durerà? Finirà presto o dovremo passare la notte sull’asfalto tra Anagni e Frosinone?. La radio ci informa subito. Si tratta di un gruppo di operai, circa 700, che sono stati messi in mobilità, con altri 500, e che pretendono di attirare l’attenzione su 1200 drammi familiari. E’ una fabbrica nota. Tutti coloro che hanno anche soltanto una volta percorso l’autostrada Roma-Napoli hanno potuto notare la fabbrica di tubi catodici, che ha cambiato nome tante volte ma che ha portato tanti posti di lavoro in zona. Ora però i televisori che compriamo sono quelli ultrapiatti, a cristalli liquidi  o al plasma, e i tubi catodici non servono più a nessuno.

Solidarietà senz’altro, ma con noi ci sono bambini (fortunatamente Francesca si è addormentata) e persone anziane. Il tempo passa. C’è chi si innervosisce, ma la maggior parte della gente in attesa è serena, sembra abituata a buttare via ore della propria vita, inutilmente. Qualcuno, soprattutto i ragazzi, quasi tutti muratori e molti sono stranieri, improvvisano scenette divertenti con la complicità di qualche telefonino che li riprende. Simulano un servizio di “Striscia la notizia”.

E il tempo passa. Non sembra ci sia soluzione a breve termine. A occhio nudo riusciamo a scorgere, dietro di noi, l’uscita di “Anagni”, completamente intasata dal traffico proveniente da Roma e forzato ad uscire verso la Casilina. Ma sono tutti fermi. Una colonna di almeno 20 km di auto completamente inermi, sono tutti bloccati. Come, appunto, in un maledetto film di fantascienza. Proviamo a girarci su noi stessi, con l’approvazione della stradale, cercando di uscire con gli altri ad Anagni. Ma restiamo fermi. Chi soffre di claustrofobia in questi casi morirebbe. Non possiamo andare avanti, non possiamo optare per soluzioni alternative e non possiamo neanche tornare a casa.

All’improvviso scorgo un’auto muoversi sulla carreggiata opposta, poi un’altra e un’altra ancora. Evviva! Abbiamo pensato. Probabilmente si è aperto un varco tra i manifestanti e le auto dirette a nord, verso Roma, sono state liberate. Forse anche la nostra carreggiata è libera. Allora ci giriamo nuovamente e ripuntiamo verso sud. In effetti si cammina, mentre andiamo verso sud (a velocità estremamente ridotta) continuiamo a vedere auto che sfrecciano verso nord. E’ fatta. Anzi no. Non ci siamo resi conto che le auto che si muovevano e che andavano verso nord eravamo noi stessi. Era la nostra fila che aveva ottenuto un varco tra le due carreggiate e che stava facendo inversione (sempre autorizzata dalla stradale, naturalmente). Così, finalmente, siamo riusciti ad uscire dal quel girone maledetto dell’inferno che sembrava averci divorato tra le fiamme eterne.

In mezz’ora eravamo nuovamente a Roma, Due ore della nostra vita erano state definitivamente buttate nella spazzatura. Da Roma è stato semplice puntare verso l’Abruzzo, verso Pescara e raggiungere la Puglia alle 20.30, 6 ore dopo la nostra partenza dalla scuola di Francesca (8 ore dal mio ufficio).

Un percorso che normalmente viene coperto in 3 ore e mezza, massimo 4 ore, è stato necessario doppio del tempo. E siamo stati fortunati! Chi è partito soltanto 10-20 minuti dopo di noi da Roma, si è fatto la bellezza di 30 km di coda ed è arrivato in Puglia dopo la mezzanotte!

Povera Italia!

Inserito da: pietroloconte | Martedì, 11 Agosto 2009

Buon compleanno!

anellotrilogy2

da pietroloconte.it

Cara Gianna,
gli anelli hanno sempre avuto un grande significato. Sono dei riconoscimenti speciali, per donne “speciali”, come te.
Questo anello di significati ne ha tanti, forse troppi, racchiusi in un “solo” prezioso, ma voglio cogliere l’occasione del tuo 40° compleanno per elencartene qualcuno.  
Il primo è quello classico del “Trilogy”: passato, presente e futuro. Ti ho amata, ti amo oggi e ti amerò per sempre.
Ma a questo significato, che è giusto, per nulla scontato e che, anzi, sottoscriverei un milione di volte, vorrei aggiungerne un altro più personale.
Il primo diamante rappresenta Francesca, colei che da un lustro illumina la nostra vita, è lei il tuo (nostro) immenso capolavoro.
Il secondo rappresenta me e la nostra unione. Sono già passati 2 lustri da quando decidemmo, una mattina d’agosto, di cominciare a guardare al nostro futuro, nella stessa direzione.
Il terzo sei tu, che oggi raggiungi, non un traguardo, ma un passaggio importante della vita di una persona, il raggiungimento della piena maturità, fisica, psichica e intellettiva, la perfetta armonia tra cuore e cervello, forza e saggezza, coronati dalla generosità e dall’entusiasmo che ti contraddistinguono e che spero manterrai inalterati per almeno altri 100 anni!                          
AUGURI!

Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 6 Agosto 2009

Punti di vista

Da pietroloconte.it

Quest’anno, per esigenze legate ad impegni di lavoro e cure termali di Francesca, abbiamo deciso di spezzare le ferie in due tronconi, due settimane a fine luglio e altre due settimane tra fine agosto e primi di settembre. Visto che l’indigestione di “estero” non è ancora passata ed io devo comunque fare parecchi viaggi di lavoro nel prossimo autunno, abbiamo deciso di approfondire la nostra conoscenza delle bellezze italiche.
Dopo settimane di consultazioni (amici, parenti, internet) siamo giunti alla decisione di vedere un angolo del nostro paese per noi tre ancora inesplorato: l’isola d’Elba.
Le recensioni erano tutte positive, c’è gente che se n’è innamorata a prima vista e che ci torna ogni anno. C’è chi addirittura la preferisce rispetto ad altri luoghi incantevoli nostrani, come la Sardegna. Insomma la curiosità era troppa ed abbiamo prenotato. Naturalmente, non conoscendo il posto, nella scelta dell’hotel sono andato un po’ a caso, cercando di trovare su internet qualcosa che fosse comodo ed economico. Tramite il sito Expedia.it ho trovato l’Hotel Rio a Rio Marina, in pieno centro cittadino a pochi metri dal porticciolo in cui si sbarca con il traghetto provenendo da Piombino. L’altro porto, più grande, si trova a Portoferraio, ma il percorso è un po’ più lungo. Per Rio Marina sono sufficienti 40 minuti per trovarsi in un nuovo mondo.
In effetti la cittadina è piacevole. Malgrado abbia un porto abbastanza frequentato, è sufficientemente piccola da aver conservato la tranquillità tipica dei villaggi di pescatori, anzi, vista la sua storia, si tratta di un villaggio di minatori. I ristoranti della zona sono di ottimo livello a prezzi ragionevoli, forse leggermente più cari della media dei ristoranti della Sardegna (esclusa naturalmente la Costa Smeralda) ma più convenienti rispetto ad altri posti di villeggiatura italiani.
La mia intenzione, durante la pianificazione della vacanza, era di fare come al solito, ogni giorno una spiaggia diversa, anzi, se possibile, cambiare spiaggia anche dal mattino al pomeriggio, in modo da avere una quadro più completo dell’isola, spiagge, insenature, scogli, panorami mozzafiato e servizi offerti.
Nella realtà, invece, non avevo fatto i conti con un fattore determinante che non c’era nelle mie vacanze in passato: Francesca. Ormai è lei il fulcro di tutte le nostre attività e una cosa è bella o brutta solo se a lei piace o meno. Così spiagge isolate, incantevoli, un po’ selvagge, con acque splendide e trasparentissime, sono diventate in pochi secondi brutte, scomode, sporche, assolutamente non divertenti. Chi mai ha detto che il bello è oggettivo? Dove c’era sabbia non andava bene perché magari c’era qualche alga secca che si attaccava ai piedini, dove c’era la ghiaia non andava bene perché le pietre le pungevano i piedini, dove c’erano gli scogli assolutamente da evitare perché scivolosi… insomma quello che aveva in mente Francesca era una piscina!
Dopo un paio di giorni a scartare spiagge incantevoli (Ortano, Pareti, Innamorata) ma non gradite, abbiamo trovato un giusto compromesso: la spiaggia di Lacona, una piscina naturale con sabbia finissima per almeno 1 km e almeno 500 metri verso il largo di acqua trasparente alta non più di 50 cm. Peccato che fosse più frequentata dei Lidi di Rimini a ferragosto, ma per la nostra Principessa era ottima perché così ha potuto fare amicizia con tanti nuovi amichetti.
Questione di punti di vista!

Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 9 Luglio 2009

… e siamo a 5!

da pietroloconte.it

La nostra Principessa oggi compie il suo primo lustro! In questi casi si rischia sempre di dire cose banali come “Incredibile come passa il tempo!” oppure “Sembra ieri quando ho ascoltato il suo primo vagito”, e non voglio tediare chi mi legge con amarcord strappalacrime, ma qualcosa su di lei ho voglia di dirla comunque.
Francesca è una forza della natura. La mia esperienza di genitore, naturalmente, è limitata a lei, per cui non ho altri riferimenti, ma l’impressione che ho, e che mi è stata confermata dalle sue insegnanti alla scuola materna, è che sia molto più matura della sua età. Le capita di fare ragionamenti da adolescente (a volte anche un po’ viziata), ha le idee molto chiare su tanti aspetti della vita di cui io stesso, quando avevo il doppio della sua età, neanche sospettavo l’esistenza. Non c’è dubbio che sia femmina, nel corpo e negli atteggiamenti, nello spirito e nella mente. Come tutte le donne è una formidabile osservatrice, ha una cura dei dettagli da far invidia ad un adulto, è pignola e perfezionista. E’ una bambina molto sensibile, riflessiva ma anche piena di gioia di vivere, allegra, spontanea e solare. Uno dei suoi pregi che apprezziamo maggiormente è il fatto che non è per nulla musona, malgrado la sua giovane età sa affrontare le difficoltà quotidiane con ragionevolezza ed entusiasmo. Se chiede qualcosa e non è possibile ottenerla, si accontenta, capisce e si adegua, non fa, come molti bambini della sua età, sceneggiate e piagnistei che durano ore. Le basta uno sguardo, una parola e lei capisce al volo. Ha subito capito, da quando aveva pochi mesi di vita, che per ottenere qualcosa occorre diplomazia e “savoir faire”. Sarà per questo motivo che non ci ha mai costretti ad usare le maniere forti, non è mai stato necessario uno schiaffo per spiegarle le regole di comportamento. E’ furba. Capisce al volo quando e come chiedere qualcosa, mettere in mostra le sue doti, accattivarsi la simpatia di chiunque. Si fa amare istantaneamente. E noi ne siamo perdutamente innamorati…

Inserito da: pietroloconte | Martedì, 23 Giugno 2009

Paese che vai… febbre suina che trovi

febbre suina

da pietroloconte.it

Un paio di settimane fa mi è capitato di recarmi, per lavoro, presso uno dei noti luoghi a rischio, per gli aspetti collegati al virus della “febbre suina”.

Sono stato in Texas e New Mexico lungo la lunghissima linea di confine con il Messico. Naturalmente le probabilità di contrarre la malattia erano estremamente remote ma non completamente nulle. Considerando che il primo focolaio è nato proprio in Messico e che tutti gli Italiani contagiati finora lo hanno contratto negli Stati Uniti, non posso negare che qualche timore alla vigilia c’era.

Contatti con i locali non ne ho avuti a parte qualche commesso di negozio o cameriere di ristorante, ma il rischio maggiore erano i contatti forzati durante gli spostamenti in aereo. Quando si è in volo non si può scegliere il campagno di sedile e l’aria che si respira è in comune con altri 200 o 300 sconosciuti.

A dire la verità, durante la mia permanenza negli States, raramente mi sono imbattuto nelle procedure per evitare il contagio. Inoltre, aspetto che in parte rassicurava me, ma sicuramente non chi mi stava accanto, era il fatto che già prima di partire avevo una noiosissima tosse, ormai cronica.

Durante il viaggio di ritorno, nella tratta da Dallas a Madrid, siamo stati avvisati che il governo spagnolo non avrebbe fatto sbarcare nessuno dal nostro aereo senza aver raccolto preventivamente i nostri dati e i nostri recapiti. Un vero e proprio picchetto, all’uscita dell’aereo fermava uno per uno, esaminava quanto avevamo scritto su un modulo prestampato in spagnolo e inglese, e ci autorizzava a sbarcare. Anche chi come noi era soltanto in transito, ha dovuto comunicare almeno un recapito telefonico.

Saliti finalmente sull’ultimo volo, da Madrid a Roma, ci è stato consegnato un nuovo modulo, questa volta scritto in italiano e inglese. Il modulo italiano era molto più dettagliato di quello spagnolo. Oltre ai dati relativi al nostro volo ed a quello precedente, oltre ai nostri recapiti in Italia, ci venivano chieste le nostre condizioni di salute, se avevamo febbre, tosse, sentivamo debolezza o altri sintomi. Il modulo, intestato Ministero della Salute, chiedeva all’autorità sanitaria dell’aeroporto di Roma di monitorare tutti i viaggiatori provenienti da Messico e Stati Uniti, per un periodo non inferiore a 7 giorni.

Naturalmente il modulo doveva essere compilato soltanto da chi, sul nostro volo da Madrid a Roma, proveniva dal continente americano. Ad occhio e croce, circa il 50% dei passeggeri del nostro volo ha chiesto ed ottenuto il modulo da compilare.

Nel compilare il modulo ho avuto un dubbio: dovevo dichiarare di avere la tosse o no? In fondo si trattava di qualcosa pregresso, che avevo da molto tempo, prima del viaggio di andata, quindi non era imputabile a virus americani. Tuttavia la tosse c’era, non potevo negarlo soprattutto se mi avessero controllato durante i famosi 7 giorni di quarantena. Confesso di non aver compilato la casella relativa, pronto a chiedere lumi a chi, come fatto a Madrid, avrebbe controllato quanto da me dichiarato.

Non nascondo, comunque, malgrado fossi in apparente difficoltà nell’adempiere il mio dovere di cittadino, di aver provato una certa soddisfazione. Confrontando il modulo spagnolo con quello italiano non c’erano paragoni, quello italiano era senza dubbio più professionale e completo. Dava senz’altro una maggiore sensazione di sicurezza.

Soddisfazione che, purtroppo, è durata pochi minuti. Appena atterrati a Roma, siamo scesi dall’aereo e nessuno, dico nessuno, si è sognato di raccogliere quei moduli che tanto ci avevano preoccupati e fatto perdere qualche minuto del nostro tempo e qualche neurone del nostro cervello. Siamo rimasti tutti così, attoniti, con lo sguardo da perfetti ebeti e un foglio in mano, mentre ci allontanavamo sconsolati dall’aeromobile, poi dal gate, quindi dal terminal e infine dall’aeroporto.

Arrivato a casa per qualche ora ho continuato a cercare di convincermi che forse non c’era stato bisogno di consegnare il modulo perché i dati dei viaggiatori di tutti i voli vengono comunque registrati. Magari entro 7 giorni qualcuno dall’aeroporto o dal Ministero della Salute avrebbe provato a contattarmi per assicurarsi sulle mie condizioni di salute… povero illuso.

Ho ancora in borsa quel foglio… non c’è dubbio, sono tornato in Italia.

Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 30 Aprile 2009

Compagni di scuola

da PietroLoConte.it

Qualche settimana fa siamo riusciti, dopo ben 27 anni dalla maturità, a rivederci con una parte dei vecchi compagni di classe del liceo. Grazie a Facebook e alla magia di internet, non c’è voluto molto per riunire davanti ad una buona pizza gente che ha condiviso tutto per cinque anni di scuola e che poi ha intrapreso strade diverse, profondamente diverse, in tutti i sensi, geografici, familiari, sociali, professionali. E’ stato divertente e curioso cercare di riconoscere e riconoscersi, annullare in un istante lo spazio ed il tempo e rivivere le stesse emozioni, gli stessi stati d’animo, la stessa sana voglia di divertirsi e di sfottere di una volta.

Quasi la stessa sensazione che provai la prima volta che mi recai nel mondo da favola di Disneyland, dove per qualche ora si torna bambini, fuori e dentro, e viene spontaneo assumere atteggiamenti, comportamenti e sentimenti che normalmente non avremmo mai il coraggio di esternare.

Dopo un primo impatto un po’ impacciati, legati anche ai preconcetti tipici di queste occasioni, accentuati dallo spettro prospettato dal noto film di Carlo Verdone (sarò riconosciuto/a? dimostrerò più o meno della mia età rispetto agli altri? riuscirò a soddisfare le mie e le loro aspettative?), ci siamo lasciati andare e siamo tornati esattamente quelli che eravamo all’età di 17-18 anni: caciaroni e simpatici con i presenti, cinici e crudeli con gli assenti. Normale amministrazione. Da ammazzarsi dalle risate nel ricordare gli aneddoti, le disavventure, le gite, i professori. Soltanto qualche breve cenno sulla nostra vita di oggi, il lavoro, la famiglia, per non appesantire la serata e non rovinare la bella atmosfera di festa che si era venuta a creare. Una cosa che mi ha un po’ sorpreso, ma in fondo lo speravo, non siamo cambiati più di tanto. Certamente il nostro fisico ha risentito dei quasi 30 anni passati, ma lo spirito, l’entusiasmo, gli interessi, sono rimasti gli stessi, una certezza rassicurante, credo per tutti quanti.

Siamo anche tornati al vecchio bar della scuola, un bugigattolo che una volta ci ospitava nei minuti d’intervallo, durante l’ora di religione, dove chi osava marinare la scuola si rifugiava con la speranza di non essere visto dai professori. Allora era piccolissimo, c’era soltanto lo spazio per il bancone e un flipper che mandavamo sempre, inevitabilmente, in tilt. Ora è tutto cambiato. E’ diventato un locale di tendenza, frequentatissimo nelle serate romane, ampliato e ristrutturato, coloratissimo di luce e rumore. Siamo rimasti sconvolti, età media degli avventori esattamente la stessa che avevamo noi quando quel bar era nostro territorio, ma ora per noi completamente estraneo, come se fossimo stati catapultati all’improvviso in un universo parallelo o nel futuro remoto. In un mondo che non ci appartiene più.

Ci siamo salutati così, forse un po’ tristi e malinconici, con la promessa di rivederci presto, magari con le famiglie al seguito, in un agriturismo ai castelli. Magari senza dover aspettare altri 27 anni.

Inserito da: pietroloconte | Mercoledì, 8 Aprile 2009

Un terremoto dentro di noi

da PietroLoConte.it

Impotenza e rabbia. Sono le sensazioni predominanti in queste ore di sofferenza e di angoscia. Stavolta è toccato a noi italiani, andare sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo con immagini di distruzione e di morte. L’egoismo ancestrale che domina le nostre emozioni, forse determinato da un istinto di sopravvivenza che viene da molto lontano, spesso ci rende quasi indifferenti nei confronti delle sofferenze nel mondo. Siamo quasi sempre sordi ai lamenti di civiltà lontane in guerra perenne o vittime di inauditi disastri naturali, così come alle richieste d’aiuto dei mendicanti striscianti sui marciapiedi delle nostre città o dei nostri vicini che soffrono nella dignità del silenzio tra le loro quattro mura. Quando, invece, un evento, qualsiasi esso sia, ci tocca da vicino, o riguarda un nostro parente o un amico, o adirittura noi stessi, fragili in balia di forze oscure infinitamente più potenti di noi, siamo colpiti nel profondo della nostra anima.

Barcolliamo senza più un briciolo di forza, alla ricerca di un riferimento, di un sostegno, avvertendo il colpo, un duro colpo nello stomaco e nel cuore, tanto da sbatterci al tappeto senza pietà. Anch’io ho sentito le scosse, quelle più forti che hanno avuto la sfrontatezza e l’ardire di osare sfidare l’eternità di una città simbolo di potenza come Roma. Le ho sentite e mi sono meravigliato. Nessuna paura, la presunzione di chi vive nella Città Eterna ci garantisce una sorta d’immunità fittizia ma rassicurante, ma una forte sensazione di insicurezza e impotenza. Vedere i muri della propria casa, che per i nostri sensi sono simbolo di solidità fisica e psichica di un’intera esistenza, vacillare come una foglia alla leggera brezza del mattino è sconfortante ed estremamente difficile da digerire. Non riesco neanche ad immaginare cosa possono aver provato tante persone che, pur se nella gioia di aver salvato la propria vita e quella dei propri cari, hanno assistito impotenti alla distruzione definitiva di tutte le loro cose, dei loro oggetti, dei ricordi più cari. Per chi, infine, ha perso anche le persone amate non sarà più lo stesso, non ci sarà più un futuro, nessun giorno della vita nei prossimi anni avrà più lo stesso sapore, la stessa serenità di un tempo. E’ la morte nel cuore, un terremoto fuori e dentro di ciascuno di noi.

Inserito da: pietroloconte | Lunedì, 30 Marzo 2009

Principesse on ice

da PietroLoConte.it

Venerdì scorso siamo stati con Francesca al Palalottomatica, il palazzetto dello sport dell’EUR, a meno di 10 minuti di macchina da casa nostra. Grande attesa per l’evento dell’anno, soprattutto per una bambina come la nostra che ha una passione particolare per tutto ciò che è Disney e soprattutto il magico mondo delle Principesse delle favole.Qualche anno fa avevamo assistito, ad Huntsville, allo spettacolo Disney on Ice, con la partecipazione di molti personaggi della fantastica famiglia creata dal grande Walt, ma allora Francesca era troppo piccola e non aveva potuto godere appieno di questo grandioso spettacolo. Ricordo che passò tutto il primo tempo girata di spalle o con gli occhi chiusi perché era spaventata dalle luci e dai suoni assordanti.

Questa volta invece è stato tutto perfetto, momento giusto, posizione nel teatro e tanta voglia di divertirsi. Devo dire che il marchio Disney è sempre una garanzia di qualità, e anche stavolta non siamo rimasti delusi. Niente è lasciato al caso e soprattutto la professionalità degli attori è ai massimi livelli. E’ stato uno spettacolo memorabile, ricco di fantasia, di luci, colori, coreografie praticamente perfette. Un enorme castello, su piattaforma rotante a seconda della scenografia necessaria per rappresentare le varie favole, ha dominato la pistra di ghiaccio, fornendo il giusto supporto allo spettacolo delle evoluzioni sul ghiaccio e alla fantasia dii grandi e piccini. Anzi, la parola giusta dovrebbe essere piccine, visto che più del 90% dei bambini in sala era di sesso femminile. Gruppi numerosi sono arrivati anche da molto lontano. Accanto a noi c’era una mamma che aveva accompagnato la figlioletta dopo aver sostenuto un viaggio di 4 ore da Ancona, mentre dietro di noi c’erano una decina di adulti e bambini dall’accento spiccatamente calabrese. E’ stata una bellissima esperienza che sicuramente ripeteremo negli anni a venire, almeno fin quando la piccola Francesca avrà ancora quell’entusiasmo che ha sprigionato ogni volta che è apparsa Cenerentola, Biancaneve, Aurora, Belle, Ariel, Mulan e tutti gli altri sogni coloratissimi e romanticissimi.
Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 26 Marzo 2009

La rivoluzione di internet

Da PietroLoConte.it

A volte mi fermo a riflettere su quanto il computer, soprattutto con l’avvento del fenomeno “internet”, abbia modificato le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre relazioni sociali. E’ stata senza dubbio una rivoluzione, al pari dell’invenzione dell’automobile, del telefono e della televisione. Una di quelle innovazioni tecnologiche che sono diventate così importanti nella nostra vita di tutti i giorni da non poter più immaginare un mondo moderno, un futuro, senza di esse.
Sono passati soltanto una quindicina d’anni da quando intenet ha cominciato, dapprima lentamente, poi sempre più prepotentemente, ad entrare nelle nostre case, invadendo via via tutti i nostri vecchi spazi.
L’atteggiamento che molti hanno nei suoi confronti è ancora di scetticismo e timore. Si ha paura dell’ignoto, di un mondo che sembra apparentemente così lontano da non conoscerlo abbastanza e troppo vicino perchè sempre disponibile al primo movimento di un dito sulla tastiera del PC o sul minidisplay di un telefonino.
Personalmente, è inutile negarlo, ne sono rimasto entusiasta dal primo momento in cui riuscii ad attivare una connessione, nel lontano 1995 o 96 (non ricordo bene) grazie a Roberto, un amico e collega, che mi aiutò a districarmi nel settaggio del mio computer. All’improvviso mi si aprì davanti un mondo fantastico, storie, viaggi, sogni, realtà, finzione, tutto alla portata di un semplice click.
E la mia vita, come quella di milioni di altre persone, da allora è cambiata. Cosa sarebbe stata la nostra permanenza in America senza internet? Non avremmo potuto chiamare (e vedere) i nostri cari anche 10-15 volte al giorno, non avremmo potuto tenerci informati in tempo reale su tutte le vicende italiane e mondiali, non avremmo visto la TV nostrana, non avremmo potuto organizzare i nostri viaggi, non avremmo conosciuto tanti parenti sparsi per il mondo, non avrei mai avuto la possibilità di intraprendere la bellissima esperienza di CittadiAriano e di tutti i suoi simpatici amici, non sarebbe mai nata in me la passione per le ricerche genealogiche.
Ma anche ora che siamo tornati in Italia, internet continua ad essere presente in ogni istante nella nostra giornata familiare. In ogni momento, un dubbio, una domanda, trovano istantaneamente risposta, come se fosse un vecchio saggio a cui poter chiedere consiglio 24 ore su 24. Ricerche nel campo medico, ricette di cucina, acquisto biglietti del teatro, di libri, di giochi, pagamenti di bollette, di assicurazioni, prenotazioni di hotel e di viaggi, tutto disponibile, in pochi istanti, senza file alla posta, senza costosi (e spesso incompetenti) intemediari.
Per non parlare dei social network e servizi di messaggistica, come lo stesso CittadiAriano, Facebook, Messenger, Skype, che ci hanno consentito di ritrovare vecchie amicizie ormai date per disperse, trovarne tante nuove e interessanti, e continuare a coltivarle, senza inibizioni e senza preconcetti.
Questo stesso mezzo che sto ora utilizzando, mi consente di esprimere il mio pensiero su qualsiasi argomento, senza filtri nè censure. Mai avrei avuto l’ardire, la possibilità o la voglia di pubblicare qualcosa di mio. Invece, grazie ad internet, ho la garanzia, alla stessa stregua di un grande artista del passato, che da oggi e per sempre ci sarà da qualche parte del mondo qualcuno che, anche se non mi conosce, potrà leggere e interpretare il mio pensiero, apprezzare o criticare le mie poliedriche forme d’espressione, darmi un feedback, un parere, un consiglio.
Vi sembra poco?

Inserito da: pietroloconte | Giovedì, 26 Febbraio 2009

Settimana bianca

da PietroLoConte.it

Allora, vediamo se riesco a rubare una mezzoretta dal mio “prezioso” tempo (libero e non) per raccontare i nostri ultimi 10 giorni. Avrei dovuto intitolare questo post “Catene (parte terza)” perchè in effetti la telenovela delle catene non si è conclusa con l’acquisto del famoso attacco introvabile… infatti quando c’è stata la necessità di montarle, nella discesa dal passo Julia a St. Moritz, le ho perse dopo una ventina metri!
Ma andiamo per ordine.
Ormai non è più un segreto, siamo stati in vacanza! La nostra prima “vera” settimana bianca, sulle alpi svizzere, nella zona di Pontresina – St. Moritz, ed è andata benissimo.
A dire la verità, più che sciare, abbiamo optato per una settimana di assoluto relax, per smaltire le tossine e la stanchezza di un ultimo anno molto stressante. Abbiamo voluto trascorrere, come un tempo, un periodo piacevole, noi tre soli.
Un altro scopo della nostra vacanza era far divertire Francesca, magari insegnandole ad interagire con la neve e con gli sci, visto che nei suoi primi 4 anni non ha avuto molte occasioni.
Infine avevamo voglia di andare a trovare la nostra bi-cugina (cugina due volte, n.d.r.) Assunta, suo marito Mauro ed il loro simpaticissimo figlioletto Mirco di 5 mesi nella loro bella casa di Wohlen.
Siamo riusciti a fare tutto quanto previsto, anzi, forse, è andata anche meglio delle previsioni.
Abbiamo scelto l’hotel Schloss di Pontresina, del gruppo Tivigest, un classico villaggio turistico invernale (ex-Club Med) dove ti fai portare per mano da un’ottima organizzazione e un gruppo di animatori divertentissimi e disponibilissimi.
Chi è stato presso uno di questi villaggi (estivi o invernali) ne conosce bene tutte le caratteristiche tipiche: cibo ottimo e abbondante (a buffet), sport a volontà, relax, divertimento assicurato. L’hotel era anche provvisto di uno spettacolare beauty center, tanto per gradire… Anche se eravamo nella Svizzera di lingua tedesca, l’hotel era interamente gestito da italiani, per cui ci è sembrato di stare in patria… tanto per fare un esempio, tutti i pagamenti erano in Euro!
Francesca ha avuto la possibilità di prendere le sue prime lezioni di sci, il maestro si chiamava Alfredo ed era di Lecce. Ha imparato i primi rudimenti tanto da essere in grado di effettuare la sua prima gara… ed è anche arrivata seconda, meritandosi una bellissima medaglia d’argento, con tanto di cerimonia e salita sul podio!
Anche Gianna ha voluto provare a mettere gli sci, ma non si è voluta stancare più di tanto e dopo una faticosissima passeggiata con gli sci in spalla, si è arresa subito.
Abbiamo fatto qualche escursione in zona, in particolare abbiamo visitato St. Moritz e Poschiavo, provando l’emozione del famoso trenino rosso del Bernina (patrimonio dell’Unesco), una ferrovia che si arrampica fino sul passo del Bernina e poi scende a valle fino in Valtellina.
Come dicevo, l’animazione è stata molto presente e simpatica. Siamo capitati nella settimana di San Valentino e di Carnevale, quindi naturalmente non si sono fatti scappare l’occasione di organizzare feste all’insegna di un sano divertimento (mi sono travestito anch’io, dopo quasi quaranta anni…!).
La neve non è certo mancata. Chi lavora nel settore ci ha detto di non ricordare un anno così innevato come questo, da ottobre non è passata settimana senza una nevicata abbondante. Sui tetti delle case ce n’era ovunque almeno un metro e in alcune zone in ombra i mucchi superavano anche i due metri. Abbiamo potuto approfittare anche di splendide giornate di sole, fredde ma luminosissime.
I temi del nostro viaggio non sono finiti qui. Come dicevo, abbiamo visitato i luoghi in cui hanno vissuto per un certo periodo i genitori di Gianna, circa 40 anni fa (Carramba che sorpresa!), dove oggi vive Assunta. Ha una bellissima casa, un appartamento mansardato su due livelli, calda e accogliente. Nella nostra tappa di avvicinamento a Milano, abbiamo anche conosciuto Monica, una cugina acquisita milanese, molto simpatica e intelligente.
Insomma, ormai è nel nostro DNA, non possiamo fare a meno di viaggiare e quando viaggiamo non possiamo evitare di conoscere sempre nuovi parenti.
Roma ci sta stretta e, appena possibile, cogliamo subito l’occasione per guardarci attorno… quando si riparte?
Intanto godetevi le nostre foto!

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