
Che vergogna! Sono quasi tre mesi che non aggiorno più il mio sito. Eppure sono ancora tanti i nostri affezionati lettori che continuano ad affacciarsi a questa piccola finestra sulla nostra vita familiare con frequenza quasi quotidiana.
La vita romana è tanto diversa da quella americana e soprattutto da quella di Huntsville. Le giornate si sono improvvisamente ristrette. Il tempo libero si è completamente dissolto. Corriamo dalla mattina presto, cercando di anticipare sul tempo gli altri milioni di romani che ogni giorno si riversano sulle strade in direzione centro e viceversa rimaniamo inesorabilmente bloccati la sera quando tentiamo di tornare a casa. Una cena veloce e subito a letto per un’altra giornata… di corsa.
I fine settimana sono già prenotati. Fare la spesa (incolonnandoci nelle solite file per il parcheggio e per pagare alla cassa), andare a trovare i nonni (sia quelli di Roma che quelli di Cerignola), fare i soliti lavori in casa che si accumulano da mesi. Così il tempo vola e non c’è più la possibilità di fermarsi a riflettere, a pensare al nostro presente, ad organizzarci per il futuro.
Non neghiamo di nutrire una certa invidia per i nostri amici che sono rimasti ad Huntsville. Era una vita sicuramente più serena, più tranquilla, in cui avevamo il tempo di pensare, di dedicare qualche ora di ogni giorno, semplicemente a noi stessi.
Un esempio di quanto tempo perdiamo inutilmente, soprattutto quando vogliamo fare qualcosa di diverso, di piacevole. Lo scorso fine settimana siamo andati a trovare i nonni a Cerignola. Siamo partiti presto, come sempre il venerdì, non appena Francesca è uscita da scuola, verso le 14.30. Premetto che io avevo già sopportato quasi due ore di traffico (quando di solito basta mezz’ora), dall’ufficio fino a casa, per una manifestazione che aveva bloccato il centro di Roma e soprattutto la zona di San Giovanni. Ad ogni modo, la nostra prima ora di viaggio è stata tranquilla. Traffico sostenuto ma stranamente più leggero del solito, probabilmente, abbiamo pensato, molti avranno deciso di spostarsi nel prossimo weekend, quello dei “morti”. Era ancora molto forte in noi il ricordo di un drammatico “ponte dei morti” di qualche anno fa. E invece il dramma si stava realizzando sotto i nostri occhi.
Passiamo l’uscita di “Anagni – Fiuggi” e un cartellone luminoso ci avvisa di “lavori” a breve distanza. Vedo che comincia a formarsi una coda e penso: ci sono i lavori, è normale che ci sia una coda, ma a occhio non sembra molto lunga, perderemo una decina di minuti, pazienza. La coda si ferma completamente e, strano, vedo che tutti i passeggeri delle auto davanti alla nostra, scendono e cominciano a passeggiare. Sembra una scena da film. Uno di quelli catastrofici, in cui tutti impazziscono improvvisamente per un morbo letale.
Scendo anch’io dalla macchina per capire. Crica 500 metri più avanti c’è un muro di persone con striscioni e bandiere che hanno completamente occupato entrambe le carreggiate. Si sentono chiaramente voci sconnesse agli altoparlanti. Ci guardiamo in faccia con i nostri compagni di sventura, a destra un camionista, a sinistra un pulmino carico di muratori sulla strada di casa. Si tratta di una manifestazione.
Comincio ad essere un po’ impaziente. Che significa manifestazione? Quanto durerà? Finirà presto o dovremo passare la notte sull’asfalto tra Anagni e Frosinone?. La radio ci informa subito. Si tratta di un gruppo di operai, circa 700, che sono stati messi in mobilità, con altri 500, e che pretendono di attirare l’attenzione su 1200 drammi familiari. E’ una fabbrica nota. Tutti coloro che hanno anche soltanto una volta percorso l’autostrada Roma-Napoli hanno potuto notare la fabbrica di tubi catodici, che ha cambiato nome tante volte ma che ha portato tanti posti di lavoro in zona. Ora però i televisori che compriamo sono quelli ultrapiatti, a cristalli liquidi o al plasma, e i tubi catodici non servono più a nessuno.
Solidarietà senz’altro, ma con noi ci sono bambini (fortunatamente Francesca si è addormentata) e persone anziane. Il tempo passa. C’è chi si innervosisce, ma la maggior parte della gente in attesa è serena, sembra abituata a buttare via ore della propria vita, inutilmente. Qualcuno, soprattutto i ragazzi, quasi tutti muratori e molti sono stranieri, improvvisano scenette divertenti con la complicità di qualche telefonino che li riprende. Simulano un servizio di “Striscia la notizia”.
E il tempo passa. Non sembra ci sia soluzione a breve termine. A occhio nudo riusciamo a scorgere, dietro di noi, l’uscita di “Anagni”, completamente intasata dal traffico proveniente da Roma e forzato ad uscire verso la Casilina. Ma sono tutti fermi. Una colonna di almeno 20 km di auto completamente inermi, sono tutti bloccati. Come, appunto, in un maledetto film di fantascienza. Proviamo a girarci su noi stessi, con l’approvazione della stradale, cercando di uscire con gli altri ad Anagni. Ma restiamo fermi. Chi soffre di claustrofobia in questi casi morirebbe. Non possiamo andare avanti, non possiamo optare per soluzioni alternative e non possiamo neanche tornare a casa.
All’improvviso scorgo un’auto muoversi sulla carreggiata opposta, poi un’altra e un’altra ancora. Evviva! Abbiamo pensato. Probabilmente si è aperto un varco tra i manifestanti e le auto dirette a nord, verso Roma, sono state liberate. Forse anche la nostra carreggiata è libera. Allora ci giriamo nuovamente e ripuntiamo verso sud. In effetti si cammina, mentre andiamo verso sud (a velocità estremamente ridotta) continuiamo a vedere auto che sfrecciano verso nord. E’ fatta. Anzi no. Non ci siamo resi conto che le auto che si muovevano e che andavano verso nord eravamo noi stessi. Era la nostra fila che aveva ottenuto un varco tra le due carreggiate e che stava facendo inversione (sempre autorizzata dalla stradale, naturalmente). Così, finalmente, siamo riusciti ad uscire dal quel girone maledetto dell’inferno che sembrava averci divorato tra le fiamme eterne.
In mezz’ora eravamo nuovamente a Roma, Due ore della nostra vita erano state definitivamente buttate nella spazzatura. Da Roma è stato semplice puntare verso l’Abruzzo, verso Pescara e raggiungere la Puglia alle 20.30, 6 ore dopo la nostra partenza dalla scuola di Francesca (8 ore dal mio ufficio).
Un percorso che normalmente viene coperto in 3 ore e mezza, massimo 4 ore, è stato necessario doppio del tempo. E siamo stati fortunati! Chi è partito soltanto 10-20 minuti dopo di noi da Roma, si è fatto la bellezza di 30 km di coda ed è arrivato in Puglia dopo la mezzanotte!
Povera Italia!








da PietroLoConte.it